di Camillo Langone
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Panettoni ovunque, scimmiesca imitazione. E le altre tradizioni zuccherose?
Io a Natale mangerei panettone se vivessi a Milano, pangiallo se vivessi a Roma, panforte se vivessi a Siena, pandolce se vivessi a Genova, pandoro se vivessi a Verona, panpepato se vivessi a Ferrara o Terni o Anagni. Gli italiani vedano di conservare questo presepe di dolci
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22 DEC 22
Ultimo aggiornamento: 11:44 AM

Ansa
Giovani langoniani, di quei discepoli confusi che evidentemente mi merito, mi chiedono cosa portare in tavola per una festa di compleanno. Vade retro. Un cattolico festeggia l’onomastico e non il compleanno, usanza americana, al contempo narcisista e masochista. Un cristiano festeggia il giorno della nascita di Cristo, molto più importante della propria, in una data che fa parte di un tempo ciclico (tempo che rinnova) e non di un tempo lineare (tempo che uccide). E cosa si mangia a Natale? Non ci sono prescrizioni e nemmeno tabù (Cristo ha abolito tutti i divieti alimentari, gran puntello delle false religioni). Ma se è permesso mangiare qualunque cosa, non ogni cosa è opportuno mangiare. In questi giorni vedo che tutti dappertutto comprano panettoni, per scimmiesca imitazione, e anche questo gregarismo mi sembra non cattolico (René Girard mi ha insegnato che le folle sono diaboliche). Io a Natale mangerei panettone se vivessi a Milano, pangiallo se vivessi a Roma, panforte se vivessi a Siena, pandolce se vivessi a Genova, pandoro se vivessi a Verona, panspeziale se vivessi a Bologna, panpepato se vivessi a Ferrara o Terni o Anagni… I cattolici italiani hanno il privilegio di vivere in un presepe di piccole tradizioni zuccherose: vedano non dico di meritarselo (non si meritano niente), ma almeno di conservarlo.
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Vive tra Parma e Trani. Scrive sui giornali e pubblica libri: l'ultimo è "La ragazza immortale" (La nave di Teseo).
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