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Ritorno a Pomigliano, la città operaia che vuole diventare capitale dei libri
Quattro librerie, editori indipendenti e la candidatura a Capitale italiana del Libro. Nella città dell’Alfa Romeo la lettura ha messo radici, accanto alle memorie delle lotte operaie. Al RinascitaFest si discute del mondo che verrà, si ritrovano vecchi amici e si perde a biliardino
25 SET 26

(Foto Ansa)
Tornato a Pomigliano più o meno mezzo secolo dopo la prima volta, mi sono meravigliato di molte cose. A cominciare da com’è vicina a Napoli – 12 km, un quarto d’ora, 2 euro di circumvesuviana quando ripartirà – e, vicina com’è, si tenga la propria fisionomia invece di lasciarsi inghiottire. Antichità romana a parte, diventò la città industriale dunque operaia che sappiamo. Per esempio, martedì 29 settembre a mezzogiorno al Ministero della cultura a Roma si svolgerà l’audizione pubblica per il titolo di Capitale italiana del Libro 2027, e Pomigliano è una delle sette finaliste. Le altre sono Chiaromonte (Potenza), Iglesias, Monreale, Nuoro, Teramo e Treviso: gran tenzone. (La proclamazione verrà per la fine di ottobre). Così ho saputo che nel rapporto fra popolazione e lettrici/lettori Pomigliano, che ha intitolato il proprio programma alla “Città Officina del leggere”, detiene il record. Ha 4 librerie, una, “Mio nonno è Michelangelo”, per bambini da zero a 100 anni, tenuta da Maria Carmela Polisi.
Librai anche loro, Fabio D’Angelo e Ciro Marino hanno fondato la casa editrice Wojtek, fra i cui beniamini c’è Antonio Moresco, di cui immagino che arrivi fin qui, da qualunque altro punto del mondo, a piedi, con una sua conchiglia di pellegrino. Wojtek ha appena pubblicato i tredici quaderni di diario di Alessandra Saugo (nata nel 1972-morta nel 2017), 925 pagine, una dice che gli intellettuali sono le persone più lontane di tutte dalla poesia, si può leggere anche alla rovescia, che la poesia si tiene alla larga. (Leggerò presto, per affettuoso fatto personale, “L’amore e la lotta. Biografia irregolare de E’ Zezi Gruppo Operaio di Pomigliano”, di Mario Visone). Hanno pubblicato anche, per il loro FLiP, Festival della Letteratura Indipendente, il patrimonio di “Cinquecento anni di tradizioni popolari di Pomigliano d’Arco” raccolto e spiegato da Marco Melito, che è nato a Nola (mezz’ora da Napoli, 4 euro, gloriosa anche lei, Spartaco e i suoi vi si fecero le ossa, Augusto ci morì, Giordano Bruno ci nacque e scrisse proprio così, “vicina a Napoli dodici miglia...”). Magnifici racconti, canti, poesie, i mesi: “Io so’ Settembre, ‘nu mese roce roce / ca te porta uva, fiche e noce...”. E gli antichi mestieri, come ‘O Stagnaro, cui ‘na signora “Me dicette: ‘Stagna’, ma tu che stagne?’ ‘Signo’, io stagno tutto...’.”
Mi ha invitato il mio amico Michele Caiazzo, che è stato sindaco dal 1995 al 2005 ed è fra gli animatori di un animatissimo RinascitaFest, il mio argomento, con Vito Esposito Fiacco e Jasmine Cristallo, è “Il vecchio mondo sta morendo: quello nuovo tarda a comparire”, la mia parte è di quello che tarda a scomparire, l’ho fatta come ho saputo, e altrettanto i miei vicini, loro autorizzando più speranze. Non si vive di sole pene, dunque ho sfidato a biliardino Mimmo Pinto e Davide Ruggiero, io in coppia con Alessandro Ruggiero, 92 anni in due, di cui lui 8, io in porta, abbiamo perso, colpa mia, ma onorevolmente. La mamma del mio socio, Rosa Cetro, insegna letteratura francese all’Università di Pisa, è sorprendente la quantità di rapporti che sembra legare Pomigliano a Pisa, e già nella leva operaia per l’Alfa Romeo e le fabbriche aeronautiche i pisani furono numerosi e mirabilmente combattivi. Prima di noi, parlava il giovane pugliese Luigi Sofia, consigliere comunale a Pisa e insegnante precario a Santa Croce sull’Arno...
Nel dopocena – da campo, squisita, mezzaluna, musica, ragazze e ragazzi che si abbracciavano come se non si vedessero da una vita (da mezz’ora, in realtà: ho chiesto) – si è unito a noi Pino Paciolla, che è il padre di Mario, il trentatreenne volontario delle Nazioni Unite morto, verosimilmente ammazzato, nel luglio del 2020 in Colombia, dove monitorava l’accordo di pace fra il governo e le FARC. Anna e Pino, i suoi genitori, non si rassegnano alla sbrigativa dichiarazione ufficiale sul suicidio di un figlio che “amava la vita e poche ore prima di essere ritrovato aveva acquistato un biglietto aereo per tornare a Napoli”. La festa di Pomigliano ha curato una mostra dedicata a loro, che una prima volta erano riusciti a sventare l’archiviazione dell’indagine alla Procura romana, non la seconda volta. Continuano a battersi per questo, è la loro vita. Pino Paciolla ci ha regalato un braccialettino arancione, ci ha adottati, ha un cuore grande.