una fogliata di libri - overbooking
Tutti al Flip (ma controllate l’indirizzo)
L'ultima edizione del Festival della letteratura indipendente di Pomigliano d’Arco si svolgerà a Casalnuovo. Ma cinque chilometri non contano nulla
2 SET 26

Foto ANSA
Domani inizia la sesta edizione del Flip, il Festival della letteratura indipendente di Pomigliano d’Arco, ma stavolta bisogna controllare bene l’indirizzo, altrimenti si rischia di presentarsi nel luogo sbagliato: ospiterà gli incontri Palazzo Lancellotti a Casalnuovo, cinque chilometri più a ovest. Certo è curioso che il festival di Pomigliano si tenga a Casalnuovo – dev’essere una caratteristica locale: quest’estate il Pomigliano Jazz si è svolto ad Avella, a Cimitile e nel cratere del Vesuvio – e ancor più singolare che attorno al trasferimento sia infuriata una polemica. Sul Mattino e sul Corriere della Sera di Napoli scrivono che la ragione è il dissapore fra il sindaco di Pomigliano e una libraia del comitato organizzativo dell’evento. Prima di addentrarsi nei dettagli più o meno gustosi (le cronache riferiscono che il sindaco abbia chiesto l’esclusione della libraia e che gli altri organizzatori abbiano deciso di migrare per solidarietà; il comune ha diramato un comunicato per rivendicare di non avere mai negato il finanziamento del festival, che copre circa un terzo delle spese, accusando la libraia di seguire un “tornaconto personale” in contrasto con principii costituzionali), è necessario domandarsi se ci interessi davvero.
Il Flip è un rilevante evento gratuito a cui partecipano nomi di vaglia: quest’anno andrò a sentire Irvine Welsh, Mariana Branca e Kevin Barry. Non è spuntato come un fungo, ma deriva da un tessuto sociale dotato di sei librerie per quarantamila abitanti, media senza pari nei paesi italiani, attorno a cui sono sorte associazioni culturali che possono essere più o meno politicizzate o simpatiche. Questo è l’unico aspetto di rilievo, poiché porta a Pomigliano, pardon, a Casalnuovo spettatori da Milano, da Roma e da tutto il sud, oltre a pescare a piene mani fra i lettori dell’hinterland. Consideriamo dunque il Flip (che non sarà ribattezzato Flic) sotto la lente non delle beghe locali ma dell’interesse culturale: conta soltanto che il festival si tenga e, visti da Milano, da Roma o dalle nazioni degli ospiti internazionali, cinque chilometri non contano nulla. Quando se ne renderanno conto, vedrete che le istituzioni si adegueranno.