Il Foglio di oggi
Sunday5 April 2026
  • Newsletter
  • Podcast
Logo de Il Foglio

di Adriano Sofri

•
piccola posta

L'alba dei tifosi bosniaci nel buio del mondo

Tra i droni russi, l'orrore in Sudan e le bombe in medio oriente, a Sarajevo i cittadini si riprendono meritatamente la luce. Una festa che riscatta anni di assedio e che trasforma il freddo di Zenica in qualificazione al prossimo mondiale

di
1 APR 26
Ultimo aggiornamento: 01:54 PM
Immagine di L'alba dei tifosi bosniaci nel buio del mondo

epa12863011 Fans of Bosnia and Herzegovina celebrate as the team win the penalty shoot-out during the FIFA World Cup 2026 European playoff match between Bosnia and Herzegovina and Italy in Zenica, Bosnia and Herzegovina, 31 March 2026. EPA/NIDAL SALJIC

Nella notte fra il 31 marzo e il primo aprile, sull’Ucraina sono caduti circa 200 droni russi Shahed a lunga gittata, e altri 139 droni. Una notte più tranquilla dell’usato, dunque. Appena tre morti civili, soltanto 33 feriti. A mattina fatta, il portavoce russo, quello che si è storto il collo a furia di inchinarsi, ha ingiunto all’Ucraina di abbandonare il Donetsk sui due piedi.
In quello che chiamiamo medio oriente, benché si allarghi e si restringa come un soffietto, i bombardamenti nella notte fra il 31 marzo e il primo aprile sono proseguiti come d’abitudine, spartiti o indistinguibili fra Israele e Usa, Iran e Yemen, Hashd al Shabi iracheni e resti di Hezbollah libanesi, Turchia e Siria, eccetera. Trump ha detto che la guerra può finire presto, in poche settimane, anche senza accordo con l’Iran, anche senza aprire lo Stretto. Il governo israeliano era ancora provato dai brindisi alle forche.
Nella stessa data, era più difficile trovare le cifre quotidiane di bombardamenti, esplosioni, massacri, in Sudan, dove il conto si perde. Però è uscito il rapporto di Medici senza frontiere sugli stupri e le violenze che vengono perpetrate da ogni parte, come un accompagnamento ininterrotto, un universale danno collaterale – salvo che si capisca che la cosiddetta guerra civile è un danno collaterale del vero programma universale, gli stupri di bambine ragazze e donne. Gli “stupri etnici”, la “pulizia etnica”, come si cominciò, quasi pudicamente, a chiamarli contro la Bosnia dei primi anni 90.
Sulla notte degli altri punti della terra che gli umani agguerriti prendono come altrettanti poligoni di tiro non dico, per non dilatare troppo il mio poligono di scrittura quotidiana. Cercavo solo una premessa – un contesto, come si dice – che lasciasse immaginare almeno in parte come ho guardato i filmati della notte bianca fra il 31 marzo e il primo aprile che mi inoltravano da Sarajevo. Nessuno ha chiuso occhio, a Sarajevo, hanno fatto l’alba fra canti, balli, frastuono di clacson, slogan e risa. Se l’è guadagnata, Sarajevo, una notte così, in una serata fredda di Zenica, e in quattro anni di assedio gelido e buio. Ai rigori.

Di più su questi argomenti: