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Il ritorno dell’oscuro piacere del lettore comune. Libertà e responsabilità

Virginia Woolf scrive degli altri e delle altre, dei più grandi e dei dimenticabili, sempre con la capacità di far sentire il suo divertimento di lettrice non comune ma mai impolverata. Un libro ne raccoglie gli articoli
30 APR 22
Ultimo aggiornamento: 04:16
Immagine di Il ritorno dell’oscuro piacere del lettore comune. Libertà e responsabilità

(foto di Olycom)

L’unico consiglio che una persona può dare a un’altra riguardo la lettura è quello di non accettare consigli, seguire i propri istinti, utilizzare i propri ragionamenti, arrivare alle proprie conclusioni.
Virginia Woolf, “Il lettore comune” (traduzione di Elena Bollati, Elliot)
Il lettore comune non è né un critico né uno studioso, se si è molto fortunati non è nemmeno uno scrittore. E’ libero da vincoli e da calcoli ma, dice Virginia Woolf nel 1930, durante la relazione letta in una scuola e contenuta in questa nuova edizione che supera le cinquecento pagine perché riunisce due volumi, ha molte responsabilità e molta importanza. “I criteri che stabiliamo e i giudizi che esprimiamo pervadono lentamente l’aria e diventano parte dell’atmosfera che respirano gli scrittori mentre lavorano”. Ai tempi di Virginia, cent’anni fa, non c’erano le classifiche, che di certo l’avrebbero entusiasmata e fatta disperare, ma il ritratto che fa del lettore di romanzi (e di saggi, e di poesia, e di biografie) è magnifico per precisione, ironia, serietà ed empatia: “Sappiamo che non possiamo immedesimarci o annullarci del tutto; vi è sempre un demone in noi che sussurra: io odio, io amo, e non possiamo zittirlo”.
Si può educare il gusto, sottometterlo a una sorta di controllo, ma è importante rimanere lettori che leggono per amore, per curiosità, per ridere del vero e discuterne. Questo libro raccoglie articoli di Virginia Woolf usciti sui giornali inglesi, articoli pieni di genio, brillantezza e libertà. Analisi di Montaigne, “Cime tempestose”, George Eliot, un grande pezzo intitolato “Il punto di vista russo”, e poi Conrad, Robinson Crusoe, la narrativa contemporanea, gli autori minori. Non c’è solo la letteratura, ma la letteratura impastata con la vita, la satira, la storia, i pettegolezzi. E uno sguardo lungo, fatto di immaginazione e senso critico: che cosa avrebbe scritto Jane Austen se avesse avuto più tempo? Sarebbe diventata più profonda, più sicura, avrebbe dato meno credito al dialogo e più alla riflessione, come si percepisce già in Persuasione. “L’artista più perfetta tra le donne, la scrittrice di libri immortali” aveva ancora molta strada davanti a sé, e Virginia Woolf l’ha rivelata. Mentre Emily Brontë, l’autrice di “Cime tempestose”, era in grado “di fare a pezzi tutto ciò che sappiamo degli esseri umani e riempire i vuoti che rimangono con un gusto per la vita che trascende la realtà. Riusciva a liberare la vita dalla sua dipendenza dai fatti”. Virginia Woolf scrive degli altri e delle altre, dei più grandi e dei dimenticabili, sempre con la capacità di far sentire il suo divertimento di lettrice non comune ma mai impolverata, mai pomposa, mai stanca di capire il mondo attraverso i libri.