Così siamo passati dai Deipnosofisti ai nostri simposii televisivi

Come nel film di Veber, Le dîner de cons, ho il sospetto (la certezza) che i gestori dei nostri parlatoi pubblici facciano lo stesso calcolo sadico accogliendo in studio un cattedratico che spara strampalerie ma che può esibire un sottopancia di riguardo. S’illuderà di essere stato convocato per la sua autorevolezza. In realtà è lo zimbello di turno

21 OTT 26
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Il simposio di Anselm Feuerbach (Google creative commons)

Troppe ne ho viste, in questi anni: l’illustre accademico che crea profili falsi da cui tributarsi salamelecchi degni di Fracchia, lo scrittore che recensisce entusiasticamente i propri libri su Amazon, il fustigatore del culto dell’io nella società della performance che si compra pacchetti di follower farlocchi… Tutti nipotini di Annone di Cartagine, che ammaestrò degli uccelli canterini a ripetere le parole “Annone è un dio” e poi li liberò affinché lo annunziassero al mondo – i primi follower alati della storia. Trovo questo antico aneddoto, riportato dal filosofo Eliano, in un libro di Giovanni Sole, Sui vizi dei letterati (Rubbettino). È un ricco intarsio di testi antichi e moderni, che si fermano grosso modo all’Ottocento, in cui quasi a ogni pagina s’inciampa negli antenati degli odierni vanitosi.
A volte mi domando come si sia passati dai Deipnosofisti, i “dotti a banchetto” del greco Ateneo di Naucrati, ai nostri simposii televisivi; ovvero, per brevità, dalla cena degli intellettuali alla cena dei cretini. Cito non a caso il celebre film di Francis Veber, Le dîner de cons, in cui un gruppo di amici invita a cena un balordo per ridere alle sue spalle tutta la sera, perché ho il sospetto (la certezza) che i gestori dei nostri parlatoi pubblici facciano lo stesso calcolo sadico: accogliamo in studio un cattedratico o un letterato che spara grandiose strampalerie ma che può esibire un sottopancia di riguardo; s’illuderà che lo abbiamo convocato per la sua autorevolezza e le sue virtù di parresiasta, in realtà è il nostro zimbello di turno. Solo così so spiegarmi i continui avvistamenti dell’orso bipolare – che ora è D’Orsi, ora è Orsini, come in un trompe-l’-oeil; e solo risalendo la millenaria genealogia della vanità dei dotti riesco a darmi conto di Ginevra Bompiani, che con una vaporosa acconciatura warholiana, ideale per quarti d’ora di celebrità, vola di studio in studio a dire che l’Iran è meglio di Israele e che Putin vuole la pace. Per non parlare del lungo, elaboratissimo scherzo che stanno facendo alle spalle di Carlo Rovelli.