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A Bologna, come a Fort Hood, le tricoteuses di nuovo ai piedi del patibolo
L’era della “sobrietà punitiva”, come la battezzò Foucault, è al tramonto. La violenza va perdendo ogni giorno uno strato di vergogna, si mostra nuda e trionfante, e torna a offrirci lo splendore dei supplizi. Dalla fucilazione in livestream alle celebrazioni del 7 ottobre
13 OTT 26

Pete Hegseth (Foto Getty)
Quando penso che la mente umana può essere un formidabile opificio tessile – Goethe paragonava l’opera degli enciclopedisti a una fabbrica piena di spole e di telai – ho quasi vergogna del mio laboratorio artigianale. Ogni mattina ficco il fuso nella matassa delle cronache, ne tiro un filo, poi un altro, poi un altro ancora e mi metto a sferruzzare il mio centrino quotidiano. Per esempio, nei video della celebrazione del 7 ottobre organizzata in un’aula dell’Università di Bologna da quelle che io chiamo le Brigate martiri di al-Dams, mi ha colpito un dettaglio: mentre un oratore inneggiava alla resistenza malgrado certi “episodi marginali sbagliati” (sic), una ragazza – la kefiyah rossa e nera gettata sulle spalle come lo scialle di una vecchia zia – lavorava all’uncinetto con un gomitolo scarlatto.
Le tricoteuses della leggenda controrivoluzionaria, alimentata dai letterati ben più che dai cronisti del Terrore, sono di nuovo ai piedi del patibolo, assorte nel loro lavoro, distrattamente feroci tra i pianti e le urla. Ma questo è un racconto di due città, e da Bologna voliamo a Fort Hood, nel Texas, dove il Pentagono ha annunciato per dicembre la fucilazione in livestream di un condannato. La violenza va perdendo ogni giorno uno strato di vergogna, si mostra nuda e trionfante, e torna a offrirci lo splendore dei supplizi.
L’era della “sobrietà punitiva”, come la battezzò Foucault, è al tramonto. L’equilibrio medievale si reggeva su procedure segrete ed esecuzioni spettacolari; i moderni pretesero giudizi pubblici ma pene scontate lontano dagli occhi. Ora forse si prepara una terza sintesi: processo mediatico e pena in streaming. “Nessuno è obbligato a guardarla se non vuole”, dice Pete Hegseth della diretta di Fort Hood. Ma questo potrebbe peggiorare le cose. Perché se devo immaginarmi i patiboli del futuro, vedo un grande schermo su cui un uomo terrorizzato attende davanti al plotone, e milioni di tricoteuses che neppure alzano gli occhi per guardarlo, chine a sfogliare inezie sui loro telefonini. Gli storici di domani le chiameranno le scrollatrici.