Il 7 ottobre dei Giovani palestinesi: la strage chiamata “resistenza”, in aula e in piazza

Nel terzo anniversario dell'attacco di Hamas, a Bologna un dibattito sulla “Resistenza palestinese” negli spazi dell'università, che non l'ha autorizzato. A Torino il predicatore Brahim Baya celebra “78 anni di resistenza”. Vietati i cortei a Bergamo, Lecco, Lucca e Vicenza

7 OTT 26
Ultimo aggiornamento: 09:34
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Manifestazione ProPal a Bologna, nel 2025 (Ansa)

Per i Giovani palestinesi di Bologna le stragi, gli stupri e i rapimenti del 7 ottobre 2023 sono stati “una delle più importanti azioni della Resistenza palestinese”. Lo scrivono così, con la erre maiuscola, nel post con cui annunciano l'appuntamento di questa sera: un dibattito e la proiezione del film “Palestina 36”, ambientato durante la rivolta araba contro il mandato britannico. Il titolo dell'evento è “7 ottobre, dal 1936 a oggi”. Nella locandina si legge “Dalla grande rivolta araba al 7 ottobre”, come se tra le due date corresse una linea retta. L'appuntamento è nell'aula Capecchi, con ingresso da via Zamboni 32, nel cuore della zona universitaria. L'Università di Bologna, scrive il Sole 24Ore, ha negato l'autorizzazione, ma gli organizzatori continuano a indicare quell'accesso “fino alle 19.15”. In un primo momento l'evento era fissato per le 19. Poi, con una fascia verde sulla locandina, è stato “anticipato alle 18.30”. È la stessa ora in cui, a poche centinaia di metri, in piazza San Domenico, la Comunità ebraica progressiva di Bologna ha convocato una veglia “contro l'odio e il terrorismo, per il ricordo e la pace”. In serata si terrà la cerimonia di commemorazione nella sinagoga della città.
Il post del collettivo spiega il senso della serata. Il film, scrivono, mostra il ruolo del colonialismo britannico “nel consegnare le terre palestinesi ai nuovi colonizzatori sionisti”, e “novant'anni dopo gli attori sono i medesimi”. Poi la tesi: “Di generazione in generazione i palestinesi e le palestinesi resistono, con ogni mezzo, contro l'occupazione coloniale. Il 7 ottobre 2023 è un esempio, e un passaggio, di una lotta iniziata novant'anni fa e che andrà avanti fino alla liberazione dal fiume al mare”. Nel testo non compaiono i milleduecento morti, né gli ostaggi, né il Nova festival. Compare invece il disegno di legge Romeo sull'antisemitismo, descritto come il tentativo di reprimere l'opposizione al “regime coloniale e genocida sionista” usando “l'infame accusa di antisemitismo”.
Il calendario non si ferma a oggi. Domani i Giovani palestinesi hanno annunciato un presidio a Ravenna, in piazza del Popolo. Sabato 10 ottobre è prevista una manifestazione in piazza del Nettuno, a Bologna, sotto lo slogan “La fine del genocidio è la fine del sionismo”. Il post di convocazione chiude con “Viva la Resistenza palestinese”, “Gloria ai martiri” e “Palestina libera dal fiume al mare”. Lo scorso anno, nello stesso giorno, lo stesso collettivo aveva indetto una manifestazione con lo slogan “Viva il 7 ottobre”. Era stata vietata, ed era finita comunque in scontri.
A Torino il richiamo è affidato a Brahim Baya, il predicatore islamico che negli ultimi mesi aveva già fatto discutere per gli elogi ai missili iraniani. Nel giorno dell'anniversario ha scritto: “Tre anni di genocidio. 78 anni di resistenza. Gaza ha cambiato noi e il mondo”. Forse i calendari non coincidono (novant'anni per i Giovani palestinesi e settantotto per Baya) ma la data cerchiata è la stessa: appuntamento il 10 ottobre in piazza Castello, giornata di mobilitazione nazionale. Sempre a Torino, la rete per Gaza e altri comitati hanno promosso al Campus Einaudi, una delle sedi dell'università, un dibattito dal titolo “Tre anni di genocidio, tre anni di resistenza”.
Altrove sono intervenute le questure. A Lecco la questura ha vietato sia il presidio sia il corteo convocati per oggi dalla sigla Lecco Antisionista, con ritrovo alle 18 in piazza Cermenati. Secondo il Giornale, analoghi divieti avrebbero colpito le iniziative dei Giovani palestinesi previste a Bergamo, Lucca e Vicenza. Il divieto è stato notificato il 5 ottobre, dopo la riunione del Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza. La motivazione è il contesto internazionale e il rischio che il corteo provocasse “reazioni da posizioni ideologicamente contrapposte”. Gli organizzatori lo hanno reso noto sui social, con una fascia verde sul manifesto: “Vietato dalla Questura”. Il dispositivo era stato deciso il primo ottobre al Viminale. Il Comitato nazionale per l'ordine e la sicurezza pubblica, presieduto da Matteo Piantedosi con i vertici di polizia e intelligence, ha disposto “un ulteriore rafforzamento dei dispositivi di sicurezza”, con particolare attenzione ai luoghi legati a Israele e alla cultura ebraica, a partire dal Ghetto di Roma. Secondo le valutazioni degli apparati, a differenza degli anni passati non ci sarebbero allarmi specifici. Ma l'anniversario si celebra lo stesso: le comunità ebraiche dietro i cordoni di sicurezza, i collettivi negli spazi dell'università.