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IL BI E IL BA •
La memoria non ha solo i suoi "assassini", ci sono anche i tombaroli
La guerra di Gaza come genocidio (e chi obietta è negazionista), la Cisgiordania come Lebensraum, il popolo eletto come Herrenrasse, addirittura il Nova festival come “zona d’interesse”. Abituati come siamo a difenderci dalla carica distruttiva di queste calunnie, rischiamo di perderne di vista la pars construens
25 SET 26

(Foto Getty)
Uno spettro si aggira per l’Europa, per l’America, per il Medio Oriente, e sarà bene seguire le rotte delle sue peregrinazioni. Qualcuno dice che è lo spettro dell’antisemitismo, e figuriamoci se posso dargli torto. Io però preferisco chiamarlo il fantasma galante (l’aggettivo sta lì per completezza della citazione, perché di galante il nostro spettro non ha proprio nulla). Il nome viene da un film del 1935, oggi in programma nel cineclub del Bi e il Ba: The Ghost Goes West, il primo film inglese di René Clair, che in italiano è appunto Il fantasma galante. È la storia di un nababbo americano che compra un castello in Scozia, lo fa smontare mattone per mattone e se lo porta in Florida, dove lo rimette in piedi; insieme al castello, però, trascina oltre Atlantico anche il fantasma che lo abita. Bella trama, direte voi, ma cosa c’entra con l’antisemitismo? Partiamo dalla cosiddetta “Holocaust inversion”, contemplata anche dall’ormai famigerata definizione dell’Ihra.
È l’espediente, vecchio di almeno sessant’anni, di dire che Israele fa ai palestinesi ciò che la Germania ha fatto agli ebrei. Dopo il 7 ottobre la malapianta retorica ha infestato ogni anfratto del discorso pubblico: la guerra di Gaza come genocidio (e chi obietta è negazionista), la Cisgiordania come Lebensraum, il popolo eletto come Herrenrasse, addirittura il Nova festival come “zona d’interesse”. Abituati come siamo a difenderci dalla carica distruttiva di queste calunnie, rischiamo di perderne di vista la pars construens. Si tratta di trafugare arredi e paramenti simbolici dal tempio della Shoah – la memoria non ha solo i suoi “assassini”, come Vidal-Naquet chiamava i negazionisti: ci sono anche i tombaroli – per costruirne altrove una replica in cui agli ebrei spetta il ruolo degli aguzzini. È un passo oltre rispetto all’impazienza di scrollarsi di dosso il passato, all’insofferenza verso lo spettro ammonitore dello sterminio: è il tentativo di traslocare il castello con il fantasma dentro, per fondare una nuova religione civile su cui formare le generazioni a venire. E ho paura che stia avendo successo.