Le tante colonne di Putin in Italia

Se Vannacci è il cavallo di Troia, Giuseppe Conte è la matrioska con dentro un piccolo Lavrov. E guai a lasciare fuori Salvini, D'Orsi e compagnia cantante

17 SET 26
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Foto ANSA

La vita intellettuale è un’interminabile seduta oculistica: si tentano le lenti metaforiche più varie finché, di approssimazione in approssimazione, si trova quella che mette a fuoco tutte le lettere. Per esempio, la metafora del cavallo di Troia – in questo ci ha visto chiaro Luciano Capone – si adatta male a Vannacci, che il suo putinismo lo sbandiera, ma funziona benissimo per Conte, che pur essendo allineato al generale (e allo zar), tiene la sua russofilia acquattata dentro una langue de bois vacua ed evasiva. Peccato solo che il campo largo non sia Troia. La metafora più calzante è un’altra creatura di legno, che è anche della nazionalità giusta: la matrioska. Sotto il primo involucro ancora blandamente europeista, il Pd di Schlein racchiude infatti un piccolo M5s di Conte, che a sua volta ha dentro un piccolo Lavrov. E per Vannacci, allora, che immagine useremo? La più ovvia non è russa, ma spagnola: la quinta columna. Il filosofo Alexandre Koyré, che nel 1945 le dedicò un saggio (La quinta colonna, tradotto l’anno scorso da Meltemi a cura di Marco Dotti), la considerava la creazione più popolare e duratura del franchismo. L’annuncio dato per radio dai golpisti – “Le quattro colonne che si avvicinano a Madrid saranno aiutate da una quinta, che si trova già là” – fece una grande impressione sul pubblico, e la formula fu subito adottata dai giornali di mezzo mondo.
Anche le armate del generale Gerasimov possono contare su un aiutino a Roma, ma qui a incasinare l’analogia sono gli ordinali. Mettiamo anche che la Russia abbia quattro colonne in marcia e che il generale Vannacci guidi la quinta: come dimenticarsi della sesta, capitanata da Salvini, della settima, agli ordini di Conte, e di un’altra dozzina di colonnine (il Micro-Wagner del professor D’Orsi, il battaglione di volontari del subcomandante Dibba, forse le Waffa-SS del redivivo Grillo)? Abbiamo più colonne del colonnato del Bernini, e mandrie intere di cavalli cosacchi ansiosi di abbeverarsi alle sue fontane, e va a finire che ti s’intrecciano le metafore, porca Troia.