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La vita di carta del povero Corrado
Alla fine il misterioso Corrado del caso Ranucci era un banale errore di trascrizione. Non ci stupiremmo ,però, se a un certo punto qualcuno gli facesse fare la fine del "Sottotente Summenzionato"
9 SET 26

(Foto Ansa)
Potenza della letteratura! Scommetto che per questa storia di Corrado – il mandante occulto dell’attentato a Ranucci nato da un errore di trascrizione di un’intercettazione ambientale – Borges e Sciascia se la ridono a crepapelle, nel loro Paradiso in forma di biblioteca. Ma più forte di loro sghignazza il russo Jurij Tynjanov. Chissà se qualche lettore si ricorda del Sottotenente Summenzionato, un racconto scritto nel 1928 ma ambientato ai tempi di Paolo I, alla fine del Settecento. L’errore di un copista pasticcione – che invece di “i sottotenenti summenzionati Stiven, Rybin e Azanceev”, aveva scritto “i sottotenenti Summenzionato, Stiven, Rybin e Azanceev” – mette al mondo per magia verbale un ufficiale fantasma. Il sottotenente Summenzionato, così creato, avrà una vita tutta di carta, meticolosamente registrata dai documenti burocratici. Sarà deportato in Siberia, farà carriera nell’esercito, avrà una moglie e un figlio, e alla sua morte Paolo I gli tributerà l’onore dei funerali di stato, il tutto senza essere mai esistito. Il povero Corrado, partorito dall’allucinazione uditiva di un maresciallo e smascherato dopo poche settimane, forse avrà una parabola più breve. O forse no, perché una volta che il verbale si è fatto carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi non è così facile sbarazzarsene. Non escludo che sul Fatto o su AntimafiaDuemila, i due noti gazzettini ufologici, qualcuno non mollerà l’osso, e avanzerà il sospetto che il signor Corrado sia in società con il signor Franco, il misterioso intermediario della trattativa stato-mafia, o addirittura che i due siano la stessa persona. E già immagino che il prossimo 19 luglio un oratore infiammato, davanti a una messe ondeggiante di agende rosse, pretenderà la verità sul signor Corrado e sul suo ruolo nella catena fascio-yankee-masso-mafiosa che si snoda da Portella della Ginestra. Esagero? E sia, sghignazzate pure in compagnia dei tre scrittori in Paradiso, ma non dimenticate il monito di Flaiano: “Nel nostro paese la forma più comune di imprudenza è quella di ridere, ritenendole assurde, delle cose che poi avverranno”.