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I malati d'Europa: la diagnosi epocale della Germania
L'espressione, introdotta nell'Ottocento, indicava i grandi imperi declinanti. Oggi si potrebbe estendere a tutto il continente, dalla Sassonia a Cernobbio
8 SET 26

Foto ANSA
La Germania è il malato d’Europa? L’ho letto molte volte in questi mesi – l’ultima, ieri, sul Mattinale Europeo curato da David Carretta – e ne so troppo poco per non affidarmi alle diagnosi degli esperti. Da ipocondriaco, però, ho come tanti la percezione che il malato sia l’Europa stessa – del resto, l’espressione “the sick man of Europe” fu coniata nell’Ottocento per definire i grandi imperi declinanti – e che ogni tanto, in qualche punto del continente, si registrino gli accessi di febbre più violenti. Per anni, con un picco nel 2018, è stata l’Italia la zona più infetta. Il guaio, stavolta, è che la Germania è un organo vitale. Già, ma qual è la malattia? Tonia Mastrobuoni, che l’ha studiata da vicino, risponde: la peste, una mutazione della peste bruna novecentesca. Possibile che abbia ragione. Ma noi ipocondriaci politici, incapaci come siamo di osservare i bacilli al microscopio, abbiamo un discutibile vantaggio: possiamo suggestionarci con le più spericolate diagnosi epocali.
Proprio ieri, leggendo un piccolo libro su Jean Baudrillard di René Capovin che esce l’11 settembre per DeriveApprodi, mi sono ricordato di un’immagine che da giovane universitario mi aveva terrorizzato. Erano gli anni Novanta, tutti parlavano del titolo di un libro che nessuno aveva letto – La fine della storia – e Baudrillard aveva scritto il pamphlet L’illusione della fine. Diceva che l’arma più temibile dell’Est ex comunista era “il virus della sua stessa decomposizione”, e che la metafora da tener presente era Cernobyl, “la cui nube radioattiva, superando le frontiere assai meglio delle divisioni corazzate, ha prefigurato il crollo del Muro e la contaminazione progressiva del mondo occidentale”. Quanto al Muro, “esso proteggeva forse ancor più l’Ovest dell’Est. Una volta svanita l’illusione trionfale di un’annessione dell’Est da parte dell’Ovest, a maggior gloria della democrazia s’intende, si comincia a capire che potrebbe essere proprio il contrario – con l’Est che cannibalizza l’Ovest”. Certo, non c’è solo la Sassonia, i siti radioattivi sono tanti e ognuno ha il suo. Chi Cernobyl, chi Cernobbio.