Ridare alle parole il loro vero significato

Di questi tempi potrebbe tornare utile la dottrina confuciana della rettificazione dei nomi

5 SET 26
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(Foto La Presse)

Grande è la confusione sotto il cielo, e la situazione è tutt’altro che eccellente. Serverebbe, per mettere un po’ d’ordine, il grande Confucio. Cominciamo da una tribuna politica di alcuni millenni fa. Il discepolo Tzu-lu domando a Confucio: “Il principe di Wei attende di affidarti un incarico di governo. Che farai per prima cosa?”. Il maestro rispose: “È assolutamente necessario ridare ai nomi il loro vero significato”. Tzu-lu, che a quanto pare aveva seguito il dibattito sul woke, era un po’ perplesso: con tutti i guai che ci sono, gli obiettò pressappoco, vuoi sprecare il tuo tempo a giocare con le parole? “Come sei rozzo”, gli rispose Confucio: “Se i nomi non sono corretti, le parole non corrispondono alla realtà; se le parole non corrispondono, gli affari non giungono a compimento”. La dottrina confuciana della rettificazione dei nomi, o zhengming, potrebbe tornare utile di questi tempi. Certo, direte voi, magari fosse così facile trovare le parole giuste. E sia. Ma il guaio è che in Occidente, da qualche anno, applichiamo con zelo e con metodo la dottrina simmetrica: la mistificazione sistematica dei nomi. Pensiamo cioè che, per governare una realtà che non ci piace o che resiste ai nostri tentativi di modificarla, la via più efficace sia cambiare le parole che la descrivono. È una forma di imperialismo linguistico a un passo dal delirio, che ci sembra sensata solo perché ci siamo ubriacati troppo a lungo di narrazioni, di sapere/potere, di giochi linguistici, di illusioni referenziali, di ritornelli come “non ci sono fatti, solo interpretazioni”. Osservando le cose da questa angolazione, non noteremo grandi differenze fra Trump il lunatico che ribattezza golfi e laghi, e ora forse anche lo stretto di Hormuz, e la sinistra da campus che parla di gravidanze maschili o di peni femminili, e che si balocca all’infinito sui neopronomi. L’incasinamento delle parole, perché corrispondano il meno possibile alla realtà, è la dottrina trasversale del nostro mondo. Che io sappia non ha un nome cinese, ma è una dottrina decisamente confucionaria.