Dal poliziottesco di Salvini al peplum di Vannacci. L'ironica vendetta del cinema di genere

È scappato dalle sale solo per meglio tornare a perseguitarci nella realtà. C'è chi spera in un ritorno al neorealismo, ma servirebbe un antidoto più potente. Sceneggiatura Democratica, al lavoro!

22 LUG 26
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Foto ANSA

Dunque, ricapitolando: Berlusconi si era accaparrato a suo tempo la commedia sexy all’italiana e il cinepanettone; Salvini ha puntato tutto sul poliziottesco, con qualche incursione nel kitsch dei supereroi a basso costo come “L’uomo puma” o “Arriva Dorellik”; Meloni e la compagnia di Atreju, legittimamente, avevano già ipotecato da un pezzo il fantasy locale, quei film sword and sorcery girati nella campagna laziale come “Ator l’invincibile” di Joe D’Amato; ora il generale futuronazionalista, con il video sull’imperatore Robertus Vannaccius che fa sbranare l’opposizione dai leoni, allunga le mani (per l’esattezza, un dito medio e un pollice verso) sul peplum all’italiana. Solo un cieco non se ne accorgerebbe: l’ironica vendetta del cinema di genere – scappato dalle sale solo per meglio tornare a perseguitarci nella realtà – è ormai un assedio senza tregua. Come correre ai ripari? Il cinefilo Bettini – che accusava Renzi di scimmiottare il cinema imborghesito dei telefoni bianchi – auspica da anni, per la sinistra, un ritorno al neorealismo (purtroppo il suo rosselliniano del cuore è riuscito, al massimo, a girargli “Roma città aperta alle spie russe”).
Ma la carta del neo-neorealismo – già tentata a più riprese in chiave antiberlusconiana – ha dimostrato sul campo di essere perdente. E lo è anche nella forma del pastiche di “C’è ancora domani”, che pareva un remake di “Biglietto amaro” di Remo Garpelli, la parodia neorealista di Aldo, Giovanni e Giacomo. Insomma, servirebbe un antidoto più potente, ma il guaio è che manca la ricetta, manca il laboratorio, mancano gli elementi per sintetizzarlo. In questo, “Il Caimano” di Nanni Moretti fu profetico, e non nel senso che si intende di solito. Ricordate? C’era un produttore di film di genere – tra cui “Violenza a Cosenza” e “Maciste contro Freud” – che decideva di dare una chance a una regista esordiente. Pensava di fare un film d’azione, e invece si ritrovava un polpettone su Berlusconi che pareva sceneggiato da MicroMega. Dopo vent’anni siamo ancora fermi lì. Sceneggiatura Democratica, al lavoro!