Piccolo manuale per rispondere a chi si lamenta che Elena di Troia è nera

Chi pretende che nel ruolo della moglie di Menelao sia scritturata un’attrice pallida è allo stesso livello di chi vorrebbe un impiegato del catasto nel ruolo di un impiegato del catasto. Cioè l’esatto contrario della recitazione

28 AGO 26
Ultimo aggiornamento: 17:42
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Foto LaPresse

Più l’“Odissea” di Nolan resta nelle sale, più aumentano gli spettatori; più aumentano gli spettatori, più diminuisce il loro livello medio; più diminuisce il loro livello medio, più è probabile che riducano tutta la loro critica del kolossal alla questione che Elena di Troia sia interpretata da Lupita Nyong’o, che è nera. Sulla questione mi ero già espresso mesi fa, ma a quanto pare in modo troppo delicato, visto che la diatriba continua. Sarò più chiaro. Se a cena o durante un aperitivo qualcuno tira fuori nuovamente quest’argomento, voi reagite così. Anzitutto, schiaffeggiatelo con un branzino dicendogli che Omero qualificava Elena “dalle bianche braccia” in un’epoca in cui il pallore era sinonimo di eleganza, poco dopo il periodo in cui le donne cretesi sarebbero state disposte a cospargersi di biacca pur di non mostrarsi abbronzate come volgari muratori; oggi che invece siamo tutti marroncini, un’Elena con le braccia davvero bianche ci sarebbe parsa malaticcia e insulsa, quindi ha senso che il regista ne abbia esaltato la bellezza fuori dal comune collocandola al capo opposto della scala cromatica.
Dopo di che, rovesciate un piatto di pastasciutta in testa al vostro commensale, spiegandogli che ai tempi di Omero quello dei piccoli regni dei condottieri mitologici era concepito come un mondo tutto intero, al punto che l’esercito greco era di fatto una coalizione internazionale, un microcosmo denso di differenze che all’epoca non passavano inosservate; per farle notare a noi che siamo adusi alla globalizzazione, l’unica era scritturare attori dall’incarnato talmente diverso da restituirci la stessa idea di mondo. Infine, tirategli in faccia un cocktail facendo notare che oramai nel mondo anglosassone le produzioni colour blind sono la norma e rientrano nella normale sospensione dell’incredulità alla base della fruizione di qualsiasi opera di fantasia; chi pretende che nel ruolo di Elena sia scritturata un’attrice pallida è allo stesso livello di chi pretende che nel ruolo di una transessuale reciti una transessuale, nel ruolo di un sordo reciti un sordo, nel ruolo di un adolescente un adolescente, nel ruolo di un supereroe un supereroe e nel ruolo di un impiegato del catasto un impiegato del catasto – cioè l’esatto contrario della recitazione, che consiste nell’interpretare ruoli diversi dal proprio. Dire che un’attrice nera non può interpretare Elena di Troia è molto più woke che far interpretare Elena di Troia a un’attrice nera.