Tesoro, mi si è ristretta l’abolizione della povertà

A cinque anni dall'esultanza di Luigi Di Maio sul balcone di Palazzo Chigi, Grillo ha sventolato dalla sede del M5s una striminzita magliettina per inneggiare al reddito universale
22 SET 23
Ultimo aggiornamento: 12:54
Immagine di Tesoro, mi si è ristretta l’abolizione della povertà
Si è rimpicciolita, ridimensionata, rattrappita l’abolizione della povertà. A cinque anni dal ghigno indemoniato con cui Luigi Di Maio, agitando il pugno ministeriale col sembiante di Anthony Perkins, aveva esultato dal balcone di Palazzo Chigi, onusto di tendaggi e fregi marmorei, ieri Beppe Grillo si è affacciato dal balcone della sede del Movimento 5 Stelle per inneggiare al reddito universale. Prosaico balconcino, incorniciato da persiane asettiche e su cui il Fondatore ed Elevato ha sventolato una striminzita magliettina dotata di scritta in stampatello e inglese, tale che gli osservatori più attenti hanno faticato a comprendere se stesse sconfessando i risultati raggiunti dal suo stesso partito – abolita la povertà, a cosa serve il reddito universale? – oppure stendendo un bucato malriuscito. Certo è che qualcosa stava cercando di dirci, Beppe Grillo, tramite quest’ennesima messinscena: non avrebbe altrimenti l’incarico di occuparsi della comunicazione del M5s, per cui secondo Repubblica guadagna trecentomila euro annui. Forse ci stava comunicando che l’abolizione della povertà si è sì rattrappita, ridimensionata, rimpicciolita, ma non per lui.