Il bis di Gualtieri: “Nessuno si sieda”. Parla Mancini

Il deputato avverte i partiti e apre all’election day. Sul ruolo di Gualtieri come federatore: “Normale si guardi a lui, ma pensa a Roma”
10 SET 26
Ultimo aggiornamento: 11:00
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“Nessuno deve avere l’illusione che siccome il sindaco Gualtieri tira nei sondaggi allora ci si può sedere e smettere di occuparsi delle cose concrete, anche perché non sarà giudicato solo lui, ma tutta la squadra: dagli assessori ai presidenti di municipio. E per essere confermati occorre impegnarsi fino all’ultimo, senza cedere alla tentazione della campagna elettorale e del dire ‘ne parliamo dopo’. I problemi di Roma non sono esauriti”.
Claudio Mancini parla al centrosinistra romano come un allenatore di calcio farebbe con la sua squadra prima di una partita decisiva. “Roma e Lazio sono entrambe prime in serie A, ora tocca anche a noi rivincere”, ironizza. E’ anche grazie al suo lavoro informale, da ambasciatore politico del sindaco con i partiti, che in città si respira aria di pace. Nel Pd romano non si litiga più, il campo largo sembra destinato ad allargarsi: Iv è già entrata in maggioranza, Azione sosterrà il Gualtieri bis e persino il M5s sembra pronto a farlo. Anche i rapporti istituzionali con il centrodestra vanno a gonfie vele, al punto che a destra c’è chi comincia ad accusare i partiti di intesa col nemico (“Si vota tra nove mesi, sceglieranno il candidato presto”, minimizza Mancini).
A sinistra però qualcosa si muove. C’è l’irriducibile ex sindaco Ignazio Marino, e poi anche il capo del Cinema America, Valerio Carocci, che con un pezzo del jet set italico prima dell’estate parlava senza mezzi termini di una lista alla sinistra di Gualtieri. Mancini non si nasconde: “I fischi a Napoli ai leader e gli scontri in Val di Susa – dice – mostrano che c’è a sinistra qualcosa che si muove fuori dal campo largo. Ci sarà probabilmente una lista ‘contro’ a livello nazionale. Non si può escludere che questo estremismo irriducibile possa esserci anche a Roma: è un fatto strutturale, ma non credo avrà alcun effetto elettorale”.
Mancini invita Pd e alleati a concentrarsi: “E’ su quello che sarà stato fatto che la squadra verrà giudicata. Questi cinque anni hanno consentito al sindaco e alla giunta di raggiungere grandi risultati sui problemi strutturali della città, affrontando tanti nodi irrisolti che erano lì da troppo tempo: il Mattatoio chiuso da 30 anni, le Vele di Calatrva da 15, gli ex Mercati generali da 40. Poi il termovalorizzatore, la metro C… e ovviamenti il Giubileo – prosegue Mancini – che ha mostrato il ritorno a una capacità di esecuzione degli interventi. Adesso però bisogna concentrarsi sul futuro, con grande attenzione ai cittadini che devono ricevere i benefici della trasformazione in corso. E quindi più attenzione alla mobilità pubblica, al decoro, alla manutenzione delle periferie e, sul piano dei servizi, alla semplificazione e all’innovazione tecnologica, senza dimenticare fragilità e solitudini”.
Intanto si parla di election day ad aprile con il voto capitolino accorpato a quello politico. “E’ auspicabile – risponde il parlamentare dem – si risparmierebbero soldi, ma soprattutto si risparmierebbero agli italiani altri mesi con questo governo: arrivare a ottobre sarebbe imporci un supplizio”.
In caso di election day, però, Gualtieri non potrebbe diventare un possibile federatore del campo largo, come diversi retroscena lo hanno immaginato in questi mesi. “Sono ricostruzioni fisiologiche”, commenta Mancini. “I sindaci democratici delle grandi città sono simbolici leader dell’opposizione nell’immaginario collettivo. Avviene negli Usa, in Turchia e, ovviamente, anche in Italia. Ma Gualtieri è una persona seria: nel momento in cui avrà rinnovato il mandato di fiducia con i cittadini romani sarà completamente impegnato in questa sfida”.
Da ambasciatore delle questioni capitoline in Parlamento, prima dell’estate, Mancini ha dovuto registrare una sconfitta: il gruppo Pd alla Camera, per la maggior parte, si è astenuto sul ddl costituzionale per Roma Capitale. “Quella discussione – dice – ha in parte risentito di un clima di scontro alimentato dalla destra, ma anche, va riconosciuto, delle diffidenze bipartisan dei parlamentari del nord, con un lavorio ostile trasversale ai partiti. Eppure Roma è la capitale d’Italia, della cristianità e della storia occidentale, non è interesse dei romani che questo ruolo sia istituzionalmente riconosciuto, ma di tutti gli italiani”.
E Mancini ne fa anche senza giri di parole una questione di soldi: “La capitale deve avere più risorse, non solo in occasione di momenti straordinari come il Giubileo”.
Intanto per averne un po’ c’è già all’orizzonte un altro Anno santo, quello del 2033, per il bimillenario dalla crocifissione di Gesù. “Non è ancora stato proclamato ma già ampiamente annunciato”, dice. “Sarebbe bello se già dalla prossima legge di bilancio se ne tenesse conto cominciando a pianificare gli interventi. Con cinque-sei anni di anticipo, e non con due come avvenuto nel 2025, si riuscirebbero a fare le cose ancora prima e meglio, affrontando diverse questioni strutturali. Va considerato – sottolinea – che saggiamente la società Giubileo non è stata sciolta. Inoltre nel 2032, l’anno precedente, la città sarà anche tra quelle che ospiteranno gli europei di calcio”.