ROMA CAPOCCIA
Torna il Romaeuropa festival: “Al centro fiducia e gentilezza”. Intervista al direttore artistico Fabrizio Grifasi
Dal 8 settembre al 15 novembre quasi cento spettacoli e mille artisti animeranno la capitale tra teatro, danza e musica. Ci sarà il ritorno di Romeo Castellucci, l’apertura affidata a Sofia Nappi e una chiusura-maratonа dedicata a Philip Glass. Sarà un’edizione diffusa in tutta la città
18 APR 26

Il regista teatrale e scenografo Romeo Castellucci (foto Roberto Serra - Iguana Press/Getty Images)
“Lo sguardo del Festival si apre a lavori capaci di attraversare generazioni e pubblici differenti”, dice al Foglio Fabrizio Grifasi, che entra subito nel merito, senza preamboli, indicando in Le Pas du Monde del Collectif XY (presto al Teatro Olimpico) una sorta di emblema dinamico della 41ª edizione del Romaeuropa Festival di cui è direttore artistico. “E’ uno spettacolo per tutte le età, un rito collettivo fatto di fragilità, slanci, salti acrobatici e torri umane che, già dal titolo, dialoga con il ritmo del mondo”. “Quegli acrobati – spiega – costruiscono una torre a cinque livelli, ma per riuscirci devono fidarsi e avere un’intesa assoluta. E’ qualcosa che ci riguarda da vicino, perché anche noi di Romaeuropa facciamo cose ardite insieme e lavoriamo sulla fiducia”. “E’ questo il passo del mondo che ci interessa, in controtendenza rispetto a quello che sembra prevalere oggi”.
“Accanto alla fiducia – precisa – c’è la gentilezza, una parola decisiva, insieme alla capacità di sorprendere e di custodire la complessità, che è un valore. E’ necessario aprire spazi di confronto tra linguaggi, geografie e sensibilità diverse: è da qui, da questa urgenza, che riparte la 41ªedizione. È un invito all’ascolto, a considerare la creazione artistica come un’esperienza ancora viva e necessaria”. Il perimetro è chiaro e i numeri anche: dall’8 settembre al 15 novembre prossimi, sono previsti circa 100 spettacoli per 240 repliche e quasi 1.000 artisti dall’Italia, dall’Europa e dal mondo. “Roma continua a essere protagonista tra tanti professionisti, giovanissimi e non”, sottolinea Grifasi. “Lavoriamo insieme a istituzioni pubbliche e private: dal teatro dell’Opera al teatro Olimpico, da La Pelanda all’Auditorium, all’auditorium Conciliazione, senza dimenticare il teatro Argentina e il teatro Vascello e molti altri, accademie straniere e ambasciate comprese, grandi risorse”. L’apertura sarà tutta italiana con la coreografa Sofia Nappi (l’8 settembre), fondatrice di Komoco, che presenterà Chora – il vuoto dell’origine.
Il 9 settembre sarà la volta della compositrice Caterina Barbieri con un progetto insieme a Onceim, l’orchestra di nuova creazione e improvvisazione diretta da Frédéric Blondy. Il ritorno più atteso è quello di Romeo Castellucci, che il 25 settembre al teatro Argentina presenterà in prima nazionale Faust. Fatto, non detto, “un rientro al festival dopo oltre vent’anni, il segno di una continuità mai davvero interrotta”, aggiunge Grifasi. La scena internazionale si disporrà come una partitura articolata con Christos Papadopoulos che tornerà con Landless, Sasha Waltz, Benjamin Millepied, Wim Vandekeybus e Boris Charmatz. Degno di nota, la prima presenza di Silvia Costa con Memorie di ragazza, tratto dall’omonimo libro del premio Nobel Annie Ernaux, accanto ai lavori di Marta Cuscunà e Giorgina Pi. La musica, come sempre, attraverserà tutto, dalle architetture di Philip Glass e Steve Reich fino alle traiettorie elettroniche di Hildur Guðnadóttir e Jeff Mills. La chiusura, il 15 novembre, “sarà una vera e propria maratona musicale – assicura il direttore – con 12 ore di concerti e un pomeriggio che anticipa le celebrazioni per il novantesimo anniversario di Philip Glass (gennaio 2027,ndr), attraverso l’esecuzione integrale degli Études affidata a Vanessa Wagner e di Águas da Amazônia con Third Coast Percussion”.
Un inizio e un fine giornata in sala Santa Cecilia interamente dedicato al classical rave party di Enrico Melozzi, “un grande rito collettivo dell’ascolto che restituirà alla musica la forma di una festa condivisa, aperta, travolgente e contemporanea grazie ai 100 Cellos con Giovanni Sollima e all’Orchestra notturna clandestina con Alessandro Baricco, Gloria Campaner, Elsa Lila, Anastasio e Fasma per demolire i confini tra concerto e festa”. Al di là dei nomi e delle date, resta quell’immagine iniziale di cui ci parla, quasi una figura guida, una torre umana che esiste solo finché regge la fiducia tra i corpi che la compongono. Il Romaeuropa sembra collocarsi esattamente lì, in uno spazio dove l’arte non si limita solo a mostrarsi, ma ad esporsi su una soglia che è sì fragile, ma anche permeabile e necessaria per toccare e spiegare il mondo, lasciando un segno.



