Politica
Non umiliare Conte •
Sorpresa: per il Pd il vero problema delle primarie non è vincerle. È non stravincerle
Il Nazareno teme soprattutto una vittoria troppo larga della segretaria: Conte va battuto, ma senza umiliarlo. Tra vantaggio organizzativo, volontari e partecipazione ai gazebo, i dem hanno già i numeri dalla loro parte. Il problema è non trasformare la competizione in una resa dei conti
7 NOV 26

Giuseppe Conte - foto Ansa
Le chiacchiere e i numeri. Giuseppe Conte è un candidato forte per il campo progressista? Assolutamente sì. Ha la potenza mediatica e comunicativa, con un quotidiano a disposizione (o viceversa?) e tanti amici nelle tv, per andare all’attacco nella sfida per la leadership? Altro che. Può vincere le primarie contro Elly Schlein? No, nessuna chance, zeru tituli. Anzi: bisogna anche stare attenti a non fargli prendere una percentuale umiliante, a non creare le condizioni per una sconfitta troppo larga. Sempre per il solito discorso che va salvata la coalizione, che primum battere la destra, che per essere uniti e vincenti occorrono tutti i voti, a cominciare da quelli 5 stelle. Quindi competition sì ma senza schiacciare nessuno.
C’è un vero allarme, a Largo del Nazareno, non per la tenuta della segretaria ma per gli equilibri del confronto. E non è sbruffoneria. Nessuno mette in dubbio che i sondaggi sul consenso dei leader siano seri e che Conte sia avanti a Schlein, nessuno pensa che il leader del Movimento sia un tipo arrendevole, che non abbia alleati anche fuori dal suo partito. Il punto è un altro: lo strumento. Le primarie, in Italia, le ha inventate il Pd, le ha sempre organizzate il Pd: vere, finte, scontate, affollate o meno, a livello nazionale e locale. Il vantaggio che si prendono i dem e il loro candidato per la conoscenza della pratica copiata dagli States, diciamo che vale decine di punti e contro i 5 stelle ancora di più. “I 5 stelle hanno celebrato come un trionfo i 17 mila partecipanti agli incontri sul territorio per Nova, l’iniziativa per il programma. Sono numeri minuscoli rispetto alle primarie dove potrebbero votare oltre un milione di persone”, dice un dirigente del Pd.
La matematica non lascia scampo a Conte e tranquillizza Schlein. Per questo, il secondo fa dire alle sue quinte colonne che le primarie sono brutte, diaboliche e cerca di recuperare un po’ di consensi dem attaccando Renzi. La segretaria del Pd invece attende solo di definire la data (metà febbraio). Mentre i suoi studiano come non sfruttare troppo il fattore campo (ovvero il know how sulle primarie).
Un esito soft sarebbe stato più semplice con una sfida “combinata” sul modello del primo esperimento: 2005. Festa di popolo, 4 milioni ai gazebo, incoronazione di Prodi. Tutti ebbero il proprio spazio: Bertinotti, Mastella, Pecoraro, Scalfarotto. Con un duello vero si rischia.
Al Pd ragionano su questo scenario. Affluenza 1 milione e 200 mila persone. Conte parte con 200 mila voti, altri 100 mila li prende da elettori dem (“ci saranno 100 mila Bettini tra i nostri, no?”, scherzano al Nazareno”). Questo significa che Schlein, nel turno unico o al ballottaggio, si avvicina o raggiunge il milione di schede. Ossia: 75 per cento contro 25. Non va per niente bene. Troppo squilibrio. Il 74 per cento lo prese Prodi nel 2005 ma contro 6 avversari. E vinse le elezioni del 2006 per durare solo un anno, infatti.
La festa di popolo è in realtà un meccanismo complesso e una faticaccia che il centrosinistra tradizionale ha metabolizzato e i 5 stelle non hanno vissuto quasi mai. I due euro per votare, la registrazione ai seggi, lo Spid per il voto online. Nel 2012 (duello Bersani-Renzi) i gazebo furono 18 mila. Potrebbero essere meno a questo turno ma usiamo il vecchio parametro. Ci vogliono circa 6 persone a seggio per allestimento e controllo: 100 mila volontari. Il Movimento dovrebbe averne due per seggio, ovvero reclutare 36 mila attivisti. Il doppio di quelli che si sono presentati ai banchetti di Nova. Il voto online aiuta i contiani, ma non spiazza il Pd, che ha usato il voto virtuale in Sicilia dove la dem Chinnici sconfisse proprio la M5s Floridia.
E’ davvero solo una questione di numeri e di conoscenza, dicono gli esperti dem. Non di brogli, chiaro. Gli sfavoriti hanno anche vinto, facendo anzi la fortuna delle primarie perché hanno dimostrato la contendibilità della leadership e la credibilità della procedura. La straordinaria vittoria di Vendola su Boccia per la Puglia; Ignazio Marino che si afferma per Roma su due leader come David Sassoli e Paolo Gentiloni; Pisapia che batte l’archistar Boeri a Milano, Marco Doria (Sel) che infilza due dem a Genova, Vincenzi e Pinotti e Renzi che inizia la sua scalata rottamando il candidato ufficiale per Palazzo Vecchio Pistelli. Ma la dimensione nazionale scoraggia le scommesse sugli sfavoriti.
Quindi al Nazareno aleggiano due domande. Come avere un risultato che non lasci scorie avvelenate per il voto che conta, le politiche 2027? E la seconda domanda che forse è troppo tardi per essere posta: viste le premesse c’è ancora spazio per un accordo che le primarie le faccia saltare (a vantaggio della segretaria ovviamente)?
