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Tra tavoli, veti e cortei. Il Campo largo fisarmonica: primarie (online) “entro febbraio"
I leader si confrontano per 3 ore e arriva la road map: programma entro novembre, ne discuteranno anche Renzi, nonostante i nuovi attacchi di Conte, e i centristi dalla settimana prossima. A dicembre manifestazioni contro la manovra e "per l'alternativa a Meloni". Delegazioni di Pd, M5s e Avs partecipano allo sciopero Usb

Le incognite non mancano, ma qualcosa si muove. Forse anche più di quanto non s’aspettassero alla vigilia gli stessi leader del Campo largo: “E’ andata molto bene”. Il tavolo s’è allargato, venghino centristi venghino? C’è una sedia pure per Maurizio Acerbo. Il programma – assicurano – si farà entro novembre. Si trova anche un orizzonte di massima per le primarie (anche online), una fisarmonica che mette d’accordo tutti: entro febbraio. E per una manifestazione unitaria per l’alternativa a Meloni, a dicembre. Per come ci avevano abituato ultimamente poteva andare decisamente peggio.
Mentre a Roma va in scena lo sciopero generale indetto dall’Usb – il corteo è partecipatissimo e a lungo pacifico pacifico, ma a sera ci saranno scontri in varie zone della città – i quattro dell’opposizione s’incontrano in tarda mattinata in video call. Una riunione fiume, che mette a rischio pure il pranzo, dura circa tre ore ed è minata dalle agenzie che battono le anticipazioni del nuovo libro di Bruno Vespa. Quello in cui Conte dice: “Con Renzi non vinceremo mai”. Arrivano con un tempismo sospetto che fa storcere il naso agli alleati. “Il leader del M5s deve parlare ai suoi. Ma di fatto accettando il percorso comune ha dato il via libera”, spiega un dirigente dem di primo piano, vicino a Schlein. “Poi è chiaro che chi vince le primarie dovrà garantire a tutta la coalizione che nessuno fa giochetti vari. Ma con questa legge elettorale è un problema relativo. Solo i partiti con il 6-7 per cento possono far ballare il governo”. Ma prima bisogna vincere elezioni. E per farlo risponde al M5s il renziano Ivan Scalfarotto conta anche la matematica: “Siamo a un passo un passo dal 3 per cento, senza non si vince”. Il tema della garanzie più volte evocato da Conte, comunque tornerà, anche in vista delle primarie, ma non era quella di oggi la sede opportuna, spiegano da via di Campo marzio.
Nel pomeriggio Bonelli, Conte, Fratoianni e Schlein (in rigoroso ordine alfabetico) firmano una nota congiunta. Non c’è traccia dell’Ucraina, ma i leader hanno assunto “l’impegno a trovare una intesa su tutto”. Nel comunicato vengono invece annunciate le prossime tappe: “Dalla settimana prossima inizierà il confronto per definire il programma entro novembre. Parteciperanno le forze di opposizione rappresentate in Parlamento”. Dovrà essere un tavolo bello grande, sarà riservato agli scherpa nelle prime fasi, e potranno sedersi anche Magi, Onorato e Acerbo, così come – passando per Tabacci – anche Più uno di Ruffini e Gabrielli. Oltre chiaramente a Renzi (che dovrebbe affidarsi a Paita e Boschi). Le primarie “si terranno entro il mese di febbraio”, un punto di mediazione tra le richieste di Conte e Schlein, mentre le regole andranno ancora definite nel dettaglio. Dipenderà anche dai centri(ni) che nel frattempo cercheranno di razionalizzare la fin troppo variopinta offerta riformista già nei prossimi giorni, con un altro tavolo. Il capo del M5s comunque lavora ai suoi comitati (il Pd va un po’ più lento, ma ha dalla sua la struttura), va a caccia dei giovani e prepara già le prossime mosse: il 9 novembre presenta il suo libro all’Università di Benevento, poi lo farà a Salerno, in un tour che lo porterà di novo da nord a sud. Gran parte del programma, ripetono i leader, è già pronto: passa dal lavoro comune in Parlamento e poi dalla battaglia sulla prossima manovra. Che si concretizzerà a dicembre in una manifestazione unitaria che “sarà condivisa con le forze di opposizione e aperta alle forze sociali e alla società civile”. Ovvero cercando di intercettare la spinta dei giovani e delle piazze di queste settimane. Allo sciopero generale indetto dal sindacato di base c’erano delegazioni di Avs, M5s e Pd (da Piccolotti a Ricciardi fino a Scotto e Orfini). Dare un segnale era inevitabile, ma i leader se ne sono tenuti alla larga, e non solo per questioni d’agenda e video call. Sono piazze, quelle organizzate dall’Usb insieme a molte altre sigle della sinistra-sinistra, anche universitaria, ai comunisti e ai pro Pal, molto diffidenti (eufemismo) sui partiti tradizionali. A Roma il sindacato di base ha portato in corteo migliaia di persone con slogan contro la guerra e “l’imperialismo di Ue e Stati Uniti”, contro il governo. E un messaggio chiaro al campo largo, scandito dai megafoni: “Anche chi viene dopo Meloni è un problema”. Per il sindacato un milione di lavoratori e studenti erano nelle piazze in tutta Italia. Quanti di questi potrebbero votare il centrosinistra? E quanta gente porterebbe in piazza il campo largo? E’ l’altra sfida della sinistra, ed ha i suoi rischiosa. Il corteo di Roma è stato pacifico, Usb s’è accampata ai Fori imperiali, ma a sera gruppi antagonisti si sono staccati provocando disordini, allestendo qualche barricata qua e là. E’ successo anche a Torino, tensioni ci sono state pure a Bologna. E anche di questo dovrà tener conto il campo largo.
