La Lega fa sponda con la Uil per pressare Meloni sulle pensioni

I rapporti tra Durigon e Bombardieri in passato sono stati burrascosi. Ma adesso che anche la Uil spinge sulla rivalutazione delle pensioni il Carroccio spera in un assist per allargare le maglie della spesa pensionistica

6 NOV 26
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E dire che fino a qualche tempo fa i rapporti tra le parti non erano affatto idilliaci. Claudio Durigon, il sottosegretario al Lavoro della Lega e plenipotenziario su questioni come pensioni e rivendicazioni sindacali, andava in tv a dire che il segretario della Uil Pierpaolo Bombardieri aggrediva “i lavoratori che non possono pagare le tasse”. Al che l’altro gli rispondeva che “chi evade il fisco ruba. E voi non lo dite mai”. Anche più recentemente s’erano registrate, in realtà, nuove frizioni. Questo perché Durigon, da sempre alleato delle sigle sindacali più piccole (è stato segretario dell’Ugl) nel corso dell’approvazione parlamentare del pacchetto Primo maggio aveva provato a presentare più e più volte emendamenti sgraditi alla Triplice in tema di rappresentatività delle sigle. Soprattutto sulla definizione di “trattamento economico complessivo”. Un modo, secondo Cgil, Cisl e Uil per “aprire a forme di contrattazione al ribasso”.
Sta di fatto che accantonato quel capitolo, e aperto quello della manovra, s’è scoperto in realtà che soprattutto su alcuni capitoli della legge di Bilancio, Uil e Lega hanno avanzato le stesse priorità. O quanto meno, che la Lega ha usato quelle rivendicazioni per fare pressioni all’interno della maggioranza. La Cgil di Maurizio Landini ha subito bollato l’intervento del governo come “al di là delle peggiori aspettative”, confermando lo sciopero generale indetto per il 20 novembre. Al contempo la Cisl ha espresso molte critiche soprattutto su scuola e sulla “preferenza” degli autonomi rispetto ai dipendenti. E la Uil? “Ci sono misure positive per il salario come la detassazione degli aumenti contrattuali che permetterà di facilitare il rinnovo di contratto per 4-5 milioni di lavoratori nei prossimi due anni. E c’è la detassazione dei premi. Se si dovesse sottoscrivere l’accordo con le parti sociali pensiamo che potrà trovare spazio nella discussione che ci sarà sulla manovra”, ha commentato Bombardieri. Che poi però ha anche aggiunto quali sarebbero gli aspetti più deficitari della manovra, dal definanziamento della scuola ad, appunto, le pensioni: “Non ci piace il fatto che non vengano considerate sulle pensioni tutti gli aumenti che dovrebbero essere dati. Anche lì i pensionati pagano come noi e più di noi l’aumento dell’inflazione ed è giusto che secondo me abbiano integralmente la loro rivalutazione”. Ed è proprio su questo punto che Durigon e la Lega si sono mostrati particolarmente dialoganti. Ancora ieri, intervenendo all’Urania Forum a Roma il sottosegretario ha aggiunto come “sulla rivalutazione delle pensioni oltre quattro volte il minimo stiamo ponendo delle questioni anche all’interno della nostra maggioranza per ristori maggiori ad alcune fasce, visto il caro prezzi: anche qui credo che possiamo intervenire in Parlamento”. Mentre pure sull’applicazione di quota 64 “il Parlamento sarà sovrano”. Si è creato un fondo triennale di 850 milioni che “può non bastare”: per questo, ha spiegato Durigon, la norma non è stata inserita direttamente in manovra ma è stata spostata “a post Parlamento per capire anche le risorse totali”. Il coordinamento col ministro Giorgetti, a ogni modo, è costante. Sul meccanismo di rivalutazione delle pensioni era stata molto più dura la segretaria Cisl Daniela Fumarola che aveva detto: “Le nuove regole di indicizzazione delle pensioni che emergono dalle anticipazioni sulla manovra di bilancio colpiscono il ceto medio dei pensionati a cui negli anni sono già stati richiesti continui sacrifici e strette sulla perequazione al costo della vita”. E’ anche in questo uso della “rivalutazione piena delle pensioni, senza tagli” chiesta ancora ieri dalla Uil, che la Lega insomma spera di fare pressioni su Meloni per ottenere più risorse sul fronte previdenziale. A partire, chissà, dalle audizioni dei sindacati in commissione Bilancio alla Camera, a partire da martedì prossimo.