Il nero Jonghi Lavarini rovina la marcia di Vannacci a Milano

Il “barone nero” (quello che organizza cene per ricordare la marcia su Roma) da qualche giorno si è iscritto ufficialmente a Futuro nazionale. E subito manda segnali: “L’organizzazione in città va assolutamente rivista”

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Roberto Vannacci a Milano si fa un selfie con una sostenitrice - foto Ansa

Il generale Roberto Vannacci riparte da Milano. E Roberto Jonghi Lavarini gli convoca già il primo consiglio federale, al contrario. Lavarini è conosciuto anche come “barone nero”, quello che organizza cene per ricordare la marcia su Roma e da qualche giorno si è iscritto ufficialmente a Futuro nazionale. E subito manda segnali: “L’organizzazione di Fn a Milano va assolutamente rivista”.
La marcia s’è rallentata e per ritrovare il passo Vannacci organizza gazebo elettorali in piazza Oberdan con Carmelo Burgio, il suo candidato sindaco (un altro generale) nel capoluogo lombardo, e cene private. Non crede, il generale, ai sondaggi che lo hanno lanciato ma che ora lo danno in calo. “Sono ammaestrati. I sondaggi veri li faccio in strada”. Quello di ieri ha visto la partecipazione dei suoi militanti, ma anche qualche contestazione quando Vannacci ha deciso di andare a fare un giro in Duomo per portare solidarietà ai negozi devastati dagli scontri delle scorse settimane. Al gazebo per Burgio c’era anche Laura Ravetto, il coordinatore lombardo Luca Ferrazzi. E poi, certo, il neo tesserato Lavarini, noto esponente della destra radicale milanese e ufficiale di collegamento con l’ultranazionalista russo Aleksandr Dugin, con cui vanta rapporti: è stato anche sostenitore di un asse tra il generale e Fabrizio Corona. Mentre la sua adesione al partito è arrivata solo venerdì scorso, dopo mesi trascorsi certamente da “osservatore esterno” ma certo con voce in capitolo più che consistente. E ora, da iscritto con tutti i crismi, “pretendo ancora di più”, ha detto. Dalla partecipazione dei militanti alla gestione del partito fino alla “assoluta trasparenza e rigorosa meritocrazia” nel selezionare dirigenti e candidati. Elementi che, se ne deduce, fino a oggi sono stati poco presenti. Il barone chiede inoltre un incarico all’altezza: “Per poter lavorare al meglio mi serve, senza falsa e ipocrita modestia, un ruolo degno e confacente”. Vannacci prende appunti e ieri, rilanciando la questione della sicurezza, ha voluto far sapere che lui a una commemorazione per la marcia su Roma ci andrebbe: “Perché no?”. Piuttosto scanserebbe il 25 aprile che “è divisivo”.
Quanto a Jonghi Lavarini invece, non si può escludere del tutto che il generale non gli dia ascolto. Nei mesi scorsi, del resto, la sua accesissima polemica via chat – svelata dal Foglio – con il direttore del ‘Centro studi Rinascimento nazionale’ Luca Sforzini (“Nazista autentico”, “Per me non è un’offesa”) si è conclusa con l’espulsione di quest’ultimo da Fn. Ma i movimenti proseguono. E se Vannacci pesca nell’ultra destra un po’ “nazista”, i fuori usciti e gli espulsi si guardano intorno. Tanto più ora che il centrodestra cerca di allargare. Proprio Sforzini starebbe infatti parlando con Forza Italia, in Piemonte. E’ così? “Le interlocuzioni – ci risponde – sono in corso con tutti i soggetti del centrodestra, a livello nazionale e non territoriale”.