Elly Schlein, ostaggio di Conte, non può vedere il bluff

Il leader del Movimento 5 stelle scarica di nuovo sulla segretaria del Partito democratico il caso Renzi. Lei, per non dividere, tace
31 OTT 26
Immagine di Elly Schlein, ostaggio di Conte, non può vedere il bluff

Foto Ansa

Elly Schlein ha giurato che il centrosinistra non si dividerà mai più, e da allora a decidere se dividerlo è solo Giuseppe Conte. Ieri il leader del M5s ne ha dato un saggio al condizionale, per interposto Bruno Vespa. Nelle anticipazioni della “Storia della Seconda Repubblica”, in libreria lunedì, Conte ha fatto sapere che la presenza nella coalizione di Italia viva, il partito di Matteo Renzi, “non è un problema nostro, ma dell’Italia” e che siccome “è stato il Pd a volere che Renzi stesse con noi” tocca alla segretaria Schlein procurarsi le “garanzie politiche”. La frase contundente per la “testardamente unitaria” Schlein è arrivata nella stessa mattinata del vertice in cui i leader di Pd, M5s e Avs, cioè lei, Conte, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, hanno fissato il calendario della coalizione (il programma sarà pronto entro novembre, a dicembre ci sarà una mobilitazione nazionale e le primarie si terranno entro febbraio). Nella nota congiunta, firmata anche da Conte, i quattro si augurano “una leadership che sia pienamente sostenuta da ogni forza del campo progressista”. Ecco. Schlein, dopo aver letto Conte in agenzia, però, non ha spiccicato mezza parola. Ancora una volta. Subire, subire, e ancora subire.
Ella, cioè Elly, ha fatto dell’unità un voto, nel senso che alla parola danno i conventi. E come capita a chi pronuncia i voti, scopre ogni mattina che i voti obbligano soltanto lei. Ne è nata così, in questi mesi, una prigionia volontaria e senza scadenza, sorvegliata dall’unico alleato – Conte – che possa minacciare di andarsene, perché l’unico che non ha mai promesso di restare. Di questa libertà, da quasi due anni, il capo del M5s fa l’uso più largo: che è cambiare idea. A marzo, mentre lo spoglio del referendum sulla giustizia dava ragione al No, fu il primo a invocare le primarie. In agosto voleva addirittura che fossero proprio le primarie a decidere la linea sulle armi all’Ucraina, mentre Schlein gli rispondeva che prima veniva il programma. Tuttavia a settembre, forse sfiorato dal sospetto che ai gazebo potesse vincere Schlein, all’improvviso Conte scopriva che bisognava “preventivamente precisare qualche punto fermo”. Prima il programma, dunque, come diceva Schlein. E il 6 ottobre rivelava a La7 di avere proposto alla segretaria, in un incontro che doveva restare riservato, un passo indietro di tutti i leader, “me compreso”, in favore di un nome terzo, ovvero di fare a meno delle primarie che aveva invocato lui per primo.
Respinta dagli alleati l’idea del “nome terzo” – capriola – Conte tornava a quel punto alle primarie da fare “al più presto possibile”, poi a primarie in cui si potesse scegliere “fra più candidati”, e infine ieri ha fatto atterrare un “io ci sono” accompagnato dalle parole su Renzi e sulle “garanzie” che dovrebbe dare il Pd. Ed è così che la commedia, almeno per Schlein, volge in tragedia. La segretaria ha legato all’unità del centrosinistra ogni sua fortuna, e finora l’ha pagata in silenzi, in punture incassate, in repliche ricacciate in gola. Ora Schlein intuisce, e ne ha paura, che tanta pazienza potrebbe restare senza ricompensa. Dietro le garanzie che Conte pretende, e dietro la leggerezza con cui cambia posizione, si intravede un sottinteso che al Nazareno sanno decifrare benissimo, e cioè che l’alleanza tiene finché a guidarla potrebbe essere lui, mentre potrebbe sciogliersi il giorno in cui toccasse a lei. Può darsi che quella del leader grillino sia soltanto una partita a poker giocata pericolosamente fino all’ultima carta, perché fuori dalla coalizione Conte avrebbe da offrire ai suoi una sconfitta sicura e a Giorgia Meloni una vittoria in regalo. Ma il bluff ha questo di perfido, che riesce soprattutto con chi non può permettersi di andare a vedere. E Schlein, per voto “testardamente unitario”, non può.