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Von der Leyen, sostegno economico e vocabolario. Così i dem vogliono imbrigliare Conte su Kyiv. Venerdì il tavolo del campo largo
Alla vigilia del confronto sul programma, Schlein cerca una sintesi sugli aiuti all’Ucraina senza lasciare a Conte il monopolio della posizione pacifista. Sul tavolo anche il formato delle primarie, le garanzie contro le interferenze e il ruolo dei centristi nella futura coalizione
27 OTT 26

Giuseppe Conte ed Elly Schlein a Roma il 17 ottobre (ANSA/ FABIO CIMAGLIA)
Il tavolo comincia a prendere forma, l’appuntamento – il primo, a lungo atteso – è in agenda venerdì, quando i leader del campo largo si vedranno per cominciare davvero a ragionare sul programma, per cominciare a individuare quella cornice valoriale che porterà alle primarie. I centristi non ci saranno, non ancora almeno. E anche di questo di discuterà. I nodi del resto non mancano, a partire com’è noto dalla politica estera. Ed è per questo che nel frattempo dalle parti del Pd si lavorerà di vocabolario e strategia. Per avvicinare le posizioni, certo. Ma anche per togliere spazio di manovra all’alleato-rivale Giuseppe Conte in vista dei gazebo. Per l’ex premier il no alle armi a Kyiv rappresenta l’asset principale, la questione su cui connotarsi.
I dem vogliono limitare il campo. Come? Intanto prendendo sempre di più le distanze da Ursula von der Leyen, il cui operato – “imbarazzante” – è stato al centro di vari interventi durante la tre giorni del Correntone di Montepulciano. Un punto rimarcato anche nel documento politico promosso dall’area che fa riferimento a Franceschini-Orlando-Speranza e che avvicina i dem alle posizioni di M5s e Avs. Da qui passa anche la svolta dal punto di visto diplomatico attorno cui nel campo largo sono tutti d’accordo. Ma il compito più difficile sarà quello sul sostegno a Kyiv, della cui necessità Schlein continua convinta. I dem vogliono dunque distinguere tra riarmo – escalation bellicista – e difesa del paese aggredito. Il diritto internazionale, a cui tutti nel campo largo si richiamano, resta la stessa polare e offre anche la cornice giuridica del supporto a Zelensky. Mentre sulla formula, più che sulla sostanza, si potrà ragionare con gli alleati: aiutare finanziariamente Kyiv, come aveva già suggerito Angelo Bonelli, può essere una sintesi che anche nel Pd può andare bene. D’altronde sono in molti tra i dem a credere che quella di Conte sia una posizione strumentale e funzionale alla corsa per la leadership. Con un governo di centrosinistra sarebbe ben diverso. Tanto più guardando ad Alessandro Onorato, che sull’Ucraina ha una posizione assai simile a quella del Pd: sì alle armi difensive, “fossi stato in Parlamento avrei votato sì, ma manca la parola pace”.
C’è infine un altro aspetto su cui Schlein può spendersi, nella competizione con il leader M5s, in direzione di una radicalità ancora maggiore. Ne ha dato un assaggio a Montepulciano: “La paura vera è quella di chi vuole salvare privilegi che non ha il coraggio di mettere in discussione”, ha detto la segretaria parlando dei fallimenti del neoliberismo: la musica – è il sotto testo – adesso è cambiata. Poi arriveranno anche i comitati del Pd, per l’alternativa e per la segretaria, con l’obiettivo di allargare la partecipazione sul programma ma soprattutto di mettere in moto una struttura su cui il Movimento non può contare. La ragione per cui i pentastellati vorrebbero delle consultazioni quanto più aperte possibile: a un turno, magari con più candidati, sicuramente anche online. È un punto quest’ultimo su cui il Pd chiederà garanzie, ovvero regole condivise contro “interferenze e turbative”, come ha chiarito il trio Franceschini-Speranza-Orlando facendosi interprete di una sensibilità diffusa nel Pd. Al tavolo del campo largo sarà un altro elemento di confronto.
Oltre al perimetro della coalizione che dovrà contemplare anche un unico centro – o i centri, se una quadra non sarà trovata. Ernesto Maria Ruffini, leader di Più uno che ha accolto il primo consigliere comunale a Roma, spera. E intanto si porta avanti, sperando in una candidatura unitaria nell’area liberale: “Ma se ci saranno le primarie, siamo pronti a dare il nostro contributo”. Dalle scelte dei moderati del centrosinistra dipenderà pure il tema del turno unico o di un eventuale ballottaggio, sul modello del 2012 (Bersani) più volte richiamato da esponenti dem. Ci sarà da trattare, mentre più facile forse potrà essere la sintesi sugli aspetti economici, a partire dal documento comune in 21 punti approvato dal campo largo, allargato, in occasione della recente discussione sul Dpfp. Ma anche sulla sanità: e ieri non a caso, in una sorta di amarcord rossogiallo, il M5s ha espresso sostegno a Roberto Speranza, audito nella commissione d’inchiesta sul Covid, voluta dai meloniani. “L’unico obiettivo di questa commissione è colpire gli avversari politici”, ha detto l’ex ministro della Salute, rivendicando il suo operato al ministero e quello del governo Conte II. Anche da qui passerà la tenuta del campo largo.
