Roma. Come un balletto, e come a teatro, dove qualsiasi imprevisto, dal ballerino che tarda a cambiarsi all’impercettibile ritardo nei tempi di esecuzione di un passo, può mettere a rischio l’intera coreografia: così l’avvocato Pietro Adami descrive l’avventura del giorno X, giorno cioè della presentazione simultanea dei ricorsi contro la legge elettorale. Ovvero ieri, 26 ottobre, data X al quadrato: sono due giorni, infatti, che lo Stabilicum-Melonellum è entrato in vigore e i ricorrenti sperano che la corsa contro il tempo per arrivare davanti alla Consulta premi la simbolica staffetta tra l’impegno anti-legge del mondo politico e l’identica battaglia presso la società civile. Questo spera il costituzionalista Roberto Zaccaria, coordinatore, con il professor Enrico Grosso, della Rete per un voto libero e uguale. Ai blocchi di partenza, come ricorrenti, compaiono nomi noti e meno noti. Tra i noti si va dall’ex premier Romano Prodi a Pierluigi Bersani, e aRosy Bindi, Livia Turco, Fausto Bertinotti, Tomaso Montanari, Lucia Annunziata, Stefano Bonaga, Gad Lerner, Luciano Canfora, Gianrico Carofiglio, Paolo Fresu, Monica Guerritore e Marisa Laurito. Ricorre anche qualche magistrato, dice la professoressa Maria Agostina Cabiddu. Si era partiti con un appello di costituzionalisti, si è arrivati ad agire in 25 città nello stesso giorno; e altri ricorsi arriveranno. La fiducia c’è, dice Zaccaria, ed è rilevabile, tra i ricorrenti, anche da una serie di indizi. C’è infatti chi, come lo stesso Zaccaria, pensa: se il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha promulgato e non ha rinviato alle Camere, vorrà pur dire che esiste qualche chance di arrivare in tempo a una pronuncia della Corte. L’armata dei cittadini in lotta contro la legge si predispone dunque alla mobilitazione secondo lo schema che ha portato il “No” alla vittoria nel referendum sulla Giustizia, e sarà affiancata, nelle varie iniziative, da Articolo 21 e dalla Fondazione Demo presieduta dal dem Gianni Cuperlo, e accompagnata all’esterno dai partiti del campo largo che hanno combattuto contro la legge in Parlamento (con un occhio della Cgil). Si arriva dunque in tribunale in contemporanea, sulla base di una sorta di ricorso-matrice, quello scritto dal professor Enrico Grosso, testo clonabile o emendabile dai vari avvocati che si sono messi a disposizione nelle regioni, e destinato a cambiare ancora nei ricorsi che arriveranno, a giorni, dai territori dove sono presenti minoranze linguistiche. “Questa è un’azione della società civile, non abbiamo un colore politico; negli anni abbiamo combattuto varie battaglie in difesa della Costituzione”, dice l’avvocata Anna Falcone. “I ricorsi”, dice Grosso, “affrontano tecnicamente i dubbi di legittimità costituzionale della legge”, rifacendosi “a una cornice giuridica che la Corte ha già codificato” in passato. I cittadini “hanno bisogno di rassicurazione”, dice Grosso, “e anche la maggioranza di governo dovrebbe essere interessata” a fugare ogni dubbio di costituzionalità. Si parte allora all’attacco di otto punti del Melonellum: il premio di maggioranza e l’alterazione della rappresentanza; il premio attribuito a candidati inseriti in liste bloccate; il riparto nazionale dei seggi e il rapporto tra elettori e territorio; il premio nazionale al Senato e il collegamento obbligatorio tra le due Camere; la presenza di capilista bloccati e di candidature multiple (nel senso che la scelta degli eletti si allontana dagli elettori); l’equilibrio di genere e l’effettività della rappresentanza: l’obbligo di indicare un candidato premier, cosa che viene considerata una “trasformazione indiretta della forma di governo”. Infine, l’aumento abnorme delle firme necessarie a presentarsi, barriera alla partecipazione delle nuove forze politiche. “Il combinato disposto di questi elementi”, dice Zaccaria, “ci consegna una legge elettorale che toglie all’elettore la capacità di scelta e, di fatto, l’esercizio della sovranità politica: una legge elettorale lo dovrebbe infatti chiamare a eleggere i propri rappresentanti, non a scegliere il governo”. C’è un giudice non tanto a Berlino, è il concetto, ma in ogni città in cui sia stato presentato ricorso. “Si tratta di una legge che trucca le carte per vincere”, è il concetto espresso in area Articolo 21, dove si spera che il balletto simultaneo non inciampi, e anzi giunga alla Corte con un balzo.