Allarme primarie: chiunque vinca, i delusi poi potrebbero disertare le urne

I sondaggi avvertono il centrosinistra: chi perde tra Schlein e Conte rischia di trascinare una parte dei propri elettori nell’astensione. Intanto il Pd accelera sulle primarie, punta a votare prima dell’estate e prepara alleanze sempre più larghe in vista delle amministrative del 2027

27 OTT 26
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Elly Schlein e Giuseppe Conte - foto LaPresse

Tutti i sondaggisti contattati finora dal centrosinistra danno invariabilmente la stessa identica risposta: con le primarie sia che vinca Elly Schlein sia che invece vinca Giuseppe Conte, una parte dei rispettivi elettorati non voterà perché seguirebbe solo il proprio leader o perché non ha stima dell’altro candidato. Certo, la propensione a non votare in caso di sconfitta del proprio leader è maggiore nell’elettorato dei Cinque stelle, ma anche tra i dem, soprattutto tra i non militanti, un’eventuale vittoria di Conte indurrebbe una fetta di elettori a rinunciare al voto per il centrosinistra. Un bel problema. Un’opportunità per i pochi (eppure ci sono) dirigenti del Partito democratico che spingono ancora per un terzo nome. L’eventuale garante, infatti, riuscirebbe a tenere dentro frange dell’elettorato del Pd e dei Cinque stelle altrimenti tentate dal disertare i gazebo.
Ma mentre Giuseppe Conte, checché continui a smentire, resta sempre aperto all’ipotesi del terzo nome, Elly Schlein non la vuol sentire nemmeno nominare. La segretaria del Pd e i suoi fedelissimi fanno affidamento sulla vittoria alle primarie. E’ vero che al sud il leader del Movimento 5 stelle potrebbe prevalere grazie ai voti della Campania e della Sicilia, ma è anche vero che il centro-nord è quasi tutto a trazione Pd. Senza contare il fatto che quella parte del paese va al voto in misura maggiore di quanto si faccia nel meridione. Questa volta, comunque, oltre a regole rigide che non permettano a chiunque di presentarsi ai gazebo o di votare online, i dem stanno organizzando anche un controllo capillare dei “seggi”, sopratutto nel sud, per evitare truppe cammellate che con il centrosinistra hanno poco a che fare.
Non c’è solo Roberto Gualtieri. Non è solo sul sindaco di Roma che alla fine convergeranno anche i voti del M5s. Dal Nazareno infatti è partito un input ben preciso: bisogna andare alle amministrative della primavera del 2027 con la coalizione più ampia possibile per non mostrare crepe nell’alleanza che si presenterà alle elezioni politiche. Per questa ragione anche a Milano, dove il M5s non conta quasi nulla si cercherà di stringere un’alleanza per il candidato sindaco che comprenda anche gli uomini di Conte.
Elly Schlein ha rovinato la festa al correntone di Montepulciano, che sperava di essere determinante nei giochi che si sono aperti nel centrosinistra, ma che non lo è più dal momento che la segretaria dem si è autocandidata all’Assemblea nazionale. Ciò nonostante i dirigenti di quell’area del Pd hanno fatto mostra di aver portato a casa l’accelerazione della fase preparatoria (programma e primarie) visto che proprio chiudendo il loro seminario la leader dem ha promesso che con il programma si farà in fretta.
Ma è veramente così? La verità è che Schlein si è convinta che alla fine Giorgia Meloni otterrà le elezioni prima dell’estate, non dopo, e quindi non c’è più bisogno di frenare sulle primarie che secondo la segretaria non dovrebbero essere tenute troppo lontano dalle politiche. In più c’è anche da dire che Schlein date non ne ha fatte e anche sull’incontro con gli altri leader della coalizione si è tenuta molto sul vago. Non perché quell’incontro non sia già in agenda, piuttosto perché la leader dem vuole che in quella sede non si cominci a stilare un programma ma si parli prima della cornice dentro la quale il centrosinistra si muoverà. Per il programma vero e proprio se ne riparla a novembre, anzi forse a dicembre.