Il cronometro di Franceschini: primarie a gennaio, e Schlein si ritrova in minoranza nel suo stesso calendario

L’ex ministro a Repubblica: “Primarie a due Conte-Schlein, non oltre gennaio. Il federatore è una questione chiusa”. Il Nazareno puntava a febbraio, dopo la sentenza della Consulta sulla legge elettorale. Conte voleva fare presto. Ora ha un alleato inatteso. E oggi il “correntone” dem si riunisce a Montepulciano

23 OTT 26
Ultimo aggiornamento: 06:53
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Dario Franceschini ha un vizio confessato da tempo: origliare le conversazioni degli sconosciuti sui treni e per strada, per capire che aria tira. E negli ultimi tempi, racconta Repubblica, quello che ha sentito non è entusiasmo, ma stanchezza verso una coalizione progressista che non riesce a darsi un leader. Così l’ex ministro della Cultura ha deciso di rompere gli indugi, con una proposta che ha già un nome, il lodo Franceschini: primarie a due tra Elly Schlein e Giuseppe Conte, a turno unico, “non oltre gli inizi di febbraio”.
Il ragionamento parte da una constatazione: “Non possiamo permetterci di sprecare tempo a parlare di regole delle primarie. Esattamente come abbiamo perso dei mesi a discutere di un presunto federatore”. E arriva a una proposta precisa. Siccome a vincere possono essere solo Schlein e Conte, tanto vale evitare la sfilata degli altri: “Alcune personalità esterne potrebbero usare i gazebo come una specie di palcoscenico, pur sapendo che solo Conte e Schlein possono vincere”. Con dieci sfidanti, spiega, servirebbe il doppio turno, perché “non è pensabile eleggere il candidato premier del centrosinistra con il 18 per cento”, e il primo turno diventerebbe solo “il luogo della conta”. Meglio una gara a due, “trasparente davanti al Paese”, con una precondizione: “Entro novembre vanno sottoscritti dei punti programmatici comuni”. Una decina, immagina, compresa la politica estera.
C’è un problema, e Franceschini lo sa: Conte ha già detto di non volere il duello. La risposta è un’offerta di scambio: “Giuseppe è un uomo ragionevole. Quando si sta in coalizione bisogna venirsi incontro: sulle regole e sui tempi più veloci che chiede lui”. Tradotto: il M5s accetta la sfida a due, il Pd accetta di correre. È anche un messaggio alla segretaria, che le primarie preferiva farle a ridosso del voto. Franceschini non la contraddice apertamente (parla di “due scuole di pensiero”), ma conclude che “a questo punto credo convenga accelerare”.
Sul resto, l’ex ministro chiude porte che altri nel Pd volevano tenere aperte. Il federatore? “È una questione chiusa. Credo, e lo ribadisco, che l’era dei candidati fuori dai partiti sia finita”. Silvia Salis? “Una risorsa per il centrosinistra”, a cui potrebbe toccare federare l’area moderata, ma dopo le primarie, non al posto loro. Sull’Ucraina, il nodo che divide Pd e M5s, la formula è volutamente vaga: “Agganciandoci a una scelta europea che dobbiamo sostenere. Non c’è una formula magica, troveremo una mediazione”.
Il lodo avrà la sua prova oggi pomeriggio, alle 16, a Montepulciano, dove si riunisce il cosiddetto “correntone” del Pd, l’area che tiene insieme Franceschini, Andrea Orlando e Roberto Speranza, sotto il titolo “Pronti per l’alternativa”. Dopo l’intervista di stamattina, è il momento in cui questa componente prova a dettare a Schlein i tempi delle primarie, senza sfidarla apertamente ma con un calendario che non è il suo. Da lì si capirà se l’uscita di Franceschini è una mossa isolata o la linea di un pezzo del partito che, a pochi mesi dal voto, vuole decidere quando, e non solo se, si sceglie il candidato.