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L’insofferenza di FI. Su candidature, Manovra (e banche) Tajani si sente aggirato da FdI
Il vicepremier credeva di dover combattere soprattutto contro avversari interni al partito. Ma negli ultimi giorni gli attriti sono cresciuti soprattutto con Fratelli d'Italia, da Cdp al taglio dell'Irpef. Lo scontro Moratti-La Russa
24 OTT 26

Hanno dichiarato chiusa la questione in meno di 24 ore. Ché era meglio per Letizia Moratti, alle parole poco garbate che gli aveva rivolto Ignazio La Russa, rispondere con un “no comment. L’incidente è chiuso”, a margine di un evento contro le droghe nella comunità di San Patrignano a cui ha preso parte anche la premier Meloni. In realtà, però, quello scontro è servito almeno in parte a esemplificare un rapporto, quello tra FdI e Forza Italia, che non vive forse il suo momento di massimo fulgore. Più del commento del presidente del Senato, però, ad arrecare qualche apprensione ad Antonio Tajani ci stanno pensando svariate partite. In primis la scelta dei candidati sindaci del centrodestra nelle principali città italiane (a partire da Milano). Lui ha mandato da tempo in campo il sottosegretario alla Difesa Matteo Perego di Cremnago, amico di Paolo Berlusconi. Il quale però dalle parti di Via della Scrofa viene ritenuto poco adatto a una campagna elettorale che richiederà di “sporcarsi le mani”. Anche per questo, visto il clima che monta nel capoluogo lombardo, Meloni si sarebbe avvicinata alle posizioni della Lega, che spinge sulla candidatura dell’europarlamentare Silvia Sardone. Tanto che con Salvini ha preso a passare con l’idropulitrice i muri imbrattati dai manifestanti, cancellando gli slogan contro le forze dell’ordine. Sono trovate da campagna elettorale che però, si ragiona in maggioranza, potrebbero trovare terreno fertile nell’eventualità che le piazze proseguissero con quest’impeto di qui ai prossimi mesi.
Ma a inquietare i vertici di FI c’è anche la resistenza che il partito sta incontrando, per ora, nel far avanzare le sue proposte in legge di Bilancio. Gli azzurri spingono molto sul taglio dell’Irpef al 33 per cento, che però potrebbe essere solo parziale (fino a 55 mila euro di reddito), con un aumento della forbice fino a 60 mila euro di reddito che, ha detto Tajani ai suoi in una riunione, potrebbe esserci solo a partire dal prossimo anno. Così come limitati potrebbero essere, alla fine, gli interventi sulla “no tax area” chiesta per gli under 35 (e sospinta soprattutto da Occhiuto). Anche sul contributo da 5 miliardi chiesto a banche e assicurazioni, la contrarietà di Tajani e dei forzisti era nota. Poi il vicepremier ha cercato di coinvolgere anche Cassa depositi e prestiti perché “non pagheranno solo banche e assicurazioni”. Ma Meloni non ha gradito affatto la fuga in avanti e l’ipotesi è stata subito rispedita al mittente. Pensava che le apprensioni gli derivassero dagli oppositori interni (ancora ieri il ministro Zangrillo ha chiesto un “think tank per costruire la nuova Forza Italia”), ma forse ora Tajani si deve guardare più da FdI che dai “disertori”.
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Pugliese, ha iniziato facendo vari stage in radio (prima a Controradio Firenze, poi a Radio Rai). Dopo aver studiato alla scuola di giornalismo della Luiss è arrivato al Foglio nel 2019. Si occupa di politica. Scrive anche di tennis, quando capita.
