Politica
da milano •
Il congresso Lega è una parata ode per Salvini, un processo per Romeo. Il segretario lo fa Durigon
Lo scontro Salvini-Garavaglia va in scena in una sala blindata, Romeo viene attaccato dai colonnelli del capo e si difende: “Perdiamo voti, mi boicottate”. Aria di epurazioni e Durigon propone a Zaia di entrare in segreteria politica

Milano. Due candidati, Salvini e Garavaglia, e il segretario lo fa il terzo, Claudio Durigon. Vi diciamo già come finirà: con l’elezione di Durigon a segratorione della Lega. Non è ironia. Il Congresso straordinario della Lega, in questa Milano sequestrata, per paura dei maranza, lo vincerà questo ex sindacalista che dice “sono un antisindacalista”, e che sul palco annuncia a Luca Zaia: “Ci devi mettere la faccia, caro Luca: sono certo che Matteo ti chiederà di far parte della segreteria politica”. Abbiamo il primo segretario, Salvini, che fa il vice del suo vice, Durigon, e abbiamo un congresso blindato come fosse un G7 o la Corea di Kim. I giornalisti vengono accompagnati in sala con la manina, come gli inviati Osce, e si deve perfino ringraziare la comunicazione Lega che, con misericordia, è riuscita a convincere Salvini che almeno una gita ai giornalisti gliela dobbiamo far fare: papà Salvini, ci offri un gelatino?
E’ un processo contro Romeo, il partigiano Romy, che viene assalito da questo segretario regionale friuliano Marco Dreosto, da Andrea Crippa, che fa il commissario della Lega in Toscana, un brianzolo a Firenze, e poi c’è Garavaglia, l’hidalghissimo, lo “Sgara”, che ha solo le sue belle idee, la sua fierezza e quel Giorgetti che è troppo grande da epurare anche per Salvini. Dice Elio Fagioli, il militante storico della Lega, che guarda ancora “le belle tuse”, che “Giorgetti, io lo conosco da una vita, vota Garavaglia al cento per cento”. E’ un Palasport, questo Mico, zona City Life, che ricorda le architetture brutaliste, cemento e cemento. Sono mille leghisti portati qui da Salvini che non vede l’ora di fare zac, zac. Garavaglia, “Garavaglietti”, gioca in trasferta e ha anche la scaletta contro. Iniziano a parlare i segretari regionali, i feldmarescialli, ed è un fiume di “grazie, Matteo”, manco fosse la mamma che li ha partoriti. O forse sì.
Sapete perché Garavaglia è libero, perché lo sono Attilio Fontana, perché lo è Giorgetti, perfino di sedersi vicino a Salvini e pensare nel suo animo che gli stanno portando via quel sogno antico? E che glielo stanno portando via tutti questi punkofasci che Bossi (che non era di destra) avrebbe preso a calci nel sedere? Lo sono perché hanno un mestiere, perché se va male, un’occupazione la trovano. Ma che possano trovare questi ragazzoni che Salvini ha miracolato e che già a meno di trent’anni sbevazzavano a Roma, da onorevoli? Senza Salvini risulterebbero forza lavoro inoccupata, reddito di baranza, quattro leghisti al bar. Sono i più violenti contro Romeo, che ha avuto la sola colpa di scrivere un libro, tanto che deve dirlo: “Ma solo Sardone, Zaia, Fedriga, possono scrivere libri? Quale sarebbe la mia colpa?” e poi, ancora, “il problema è la gente che non si iscrive più alla Lega, la gente che non ci vota più. Abbiamo chiesto solo di ascoltare. Vengo boicottato dopo 35 anni di Lega”. Sembra un’orazione funebre. Racconta Romeo che ogni volta che presenta il suo libro, partono chiamate ai militanti: “Non andate”. Pensate, si dice che la carta è stanca, ma un libro, ancora, fa litigare, un libro fa paura. Si potrebbe scrivere un libro su questa Lega, il partito più antico rimasto, su questa comunità (ormai ci conosciamo tutti, militanti e giornalisti) e se Salvini non fosse il brutalista, se non fosse quell’accumulo di teorie razziste, destraccia, lo si potrebbe anche lodare per la pazienza con cui ascolta gli interventi dei militanti.
I tifosi di Garavaglia, ovviamente, parlano verso l’ora dell’aperitivo. Cerchiamo Zaia che si abbraccia con Durigon e Marti, lo Zaia che spiega come funziona: “Io governo e voi rappresentate il sud”. E’ Zaia che dice: “La Lega non può essere liberticida”, e anche Riccardo Molinari, che vota Salvini, ricorda: “Sono sempre stato contrario alla deriva di destra”. Finisce di dirlo e l’europarlamentare Isabella Tovaglieri urla: “Remigrazione, remigrazione”. Hanno solo tre idee e due le hanno ereditate da un morto: Bossi. Una è l’autonomia, l’altra era il nord e la terza è remigrazione. Anche in questo il vecchio Bossi era più originale: “fora di ball”. E’ preferibile Claudio Borghi che almeno è fantasioso, legge libri, ama l’arte, rispetto a questa corte dei miracoli che Salvini si trascina. Uno di questi, tale Matteo Rancan, dice rivolgendosi ai Garavaglia e Romeo: “Se ci fosse Bossi, oggi questi non ci sarebbero”. E’ altrettanto probabile che se Bossi non fosse stato rovinato da chi diceva di volergli bene, non ci sarebbe stato neppure tale Rancan. Scriviamo, scriviamo e di sottofondo sentiamo sempre “grazie, Matteo” (si faranno il santino in auto). I deputati si guardano e pensano già: “Mi salverà? Sarò in lista”. Circolano liste apocrife dei sommersi e salvati. Chiedo a Ostellari, il sottosegretario di Nordio: verrà salvato, o anche lei, come scrivono, salterà? E Ostellari, che un lavoro ce l’ha, dice: “Vedremo, non leggo queste liste”. Solo una cosa li unisce: i giornali cattivoni che scrivono contro, i giornali con cui non bisogna parlare. Se fosse così bravo, se Salvini avesse ascoltato tutti, nessun leghista si permetterebbe di dire: “Ascoltaci”. Ci sono voluti cinque anni per far sbottonare Romeo, fargli dire parole che sono nient’altro che pizziccotti, nulla di più, altro che “correntismo”. E’ servita la disperazione, quel Vannacci che Salvini portava come il fercolo di Sant’Agata, per far dire ad AttilioFontana: “Con il cazzo che ci vannaccizziamo”. E’ servita una Lega disperata per far candidare Garavaglia. La notizia è solo una. Domani ci sarà un nuovo segretario della Lega. Si chiama Durigon.
Di più su questi argomenti
Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica. Oggi lavora al Foglio

