Politica
Lentezza dell'essere •
La collera di Meloni: i soldi per il trasporto c'erano ma le pratiche sono rimaste bloccate al Mit
La protesta degli autotrasportatori si poteva evitare. Le risorse erano già stanziate a maggio ma lungaggini ministeriali del ministero di Salvini hanno impedito l'erogazione. L'ira della premier contro la "burocrazia"
23 OTT 26

Ministeri ingolfati, autostrade bloccate. Quanto costa l’indolenza? Prima di chiedere risorse alle banche, Salvini provi a spendere quelle che ha. La protesta degli autotrasportatori? Si è infiltrata la criminalità, ma il Mit ha fatto il resto. I soldi c’erano, da mesi, ma le pratiche sono rimaste inevase, rimpallate. Lo sa anche Meloni, infuriata (e a ragione), tanto da convocare ieri un Cdm straordinario, aggiungere altro denaro (175 milioni di euro) e dichiarare in un video: “Chi lavora non può aspettare i tempi della burocrazia”. Dietro queste sue parole, c’è una storia: l’insopportabile lentezza dell’essere ministeriale.
Ha ragione Edoardo Rixi, il viceministro di Salvini, l’unico a lavorare con laboriosità e passione, quando dice, in conferenza stampa dopo il Cdm, che in mezza Italia esiste ancora la giungla dei contratti orali. Tutto vero, come è vero che in Cdm sono stati aggiunti altri 175 milioni di aiuti per il caro gasolio. E’ vero anche che c’è un problema di parco macchine da rinnovare, tir che non possono usare la tecnologia elettrica ma ancora il vecchio motore endotermico. Rixi ha messo la sua faccia al posto di quella di Salvini impegnato in queste ore a Milano, per organizzare il Congresso della Lega, e ce lo conferma il suo capo di gabinetto, Alfredo Storto: “Il segretario è preso dal grande evento, il congresso”. Veniamo alla storia che ha incollerito Meloni.
Quando Meloni ha saputo dei blocchi dei Tir ha alzato il telefono e chiesto: ma scusate, non avevamo destinato oltre 480 milioni di euro a maggio sotto forma di credito d’imposta? Cosa è andato storto? Il Mef gira i soldi al Mit, che deve a sua volta valutare le richieste degli autotrasportatori. E qui c’è il collo di bottiglia. Un decreto direttoriale del Mit (28 agosto) stabilisce le modalità per erogare le somme e fare fronte al caro gasolio per i periodi che vanno da marzo a ottobre 2026. Il Mit verifica le istanze e invia i dati dei beneficiari all’Agenzia delle Entrate. Se è tutto in ordine, i crediti d’imposta vengono resi disponibili nel cassetto fiscale. Dovrebbe funzionare tutto in 24 ore. In teoria. Esiste anche una piattaforma digitale che fa da ponte fra Mit e Agenzia. Ma se il Mit non invia, non screma, che succede? E’ stallo.
Accade che gli autotrasportatori perbene iniziano a protestare, ma i più violenti si mettono alla testa, e il paese si blocca. Al sud è molto peggio di come è stato raccontato. Meloni deve ringraziare che organi di informazione pigri come i ministeriali (che scrivono pensierini dalla scrivania: dal vostro inviato dalla stanzetta) abbiano spedito i giornalisti solo pochi giorni fa. E’ almeno da due settimane che in Sicilia e in Calabria mancano i farmaci, oltre a tutto il cibo andato a male. Quante pratiche ha esaminato il Mit in questi mesi, da settembre a oggi? Dopo la collera di Meloni, il Mit ne ha valutate oltre 2.000 in un solo giorno. 2.000. Da record.
Abbiamo chiesto a Storto se la macchina ha funzionato e Storto ci dice: “Vi assicuriamo che la macchina ha funzionato. Il problema lo hanno generato le sigle degli autotrasportatori non riconosciute”. Non c’è dubbio che i violenti abbiano trovato un’occasione, ma perché i soldi non arrivavano e perché Salvini ha dovuto dichiarare di aver “sbloccato” soldi che non aveva bloccato nessuno, se non auto-bloccati? Perché Meloni ha dichiarato nel suo video: “I controlli si faranno dopo. Chi lavora non può aspettare i tempi della burocrazia”? Ricordava Roberto Garofoli, il sottosegretario di Draghi, che un ministro dovrebbe iniziare la sua giornata telefonando ai dirigenti dei suoi uffici e chiedere: “Quante pratiche abbiamo evaso? Quanti soldi sono ancora fermi al ministero?”. E’ un sottosopra: ministri che lamentano di non avere soldi ma che non riescono a far circolare una risma di carta.
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Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica. Oggi lavora al Foglio

