Politica
l'intervista •
“I violenti danneggiano la piazza e la sinistra”. Parla Nichi Vendola
"La piazza ha la responsabilità di organizzarsi e di non offrire copertura a chi spacca", dice il presidente nazionale di Sinistra italiana. “E si punisca il reato, non l'origine di chi infrange le regole”
20 OTT 26

Foto ANSA
Nichi Vendola, padre nobile della sinistra. Presidente nazionale di Sinistra italiana: a Milano e in altre città si è varcata la linea rossa? “La condanna rituale non serve a niente”, dichiara al Foglio l’ex parlamentare. “Il primo a pagare questa violenza è il movimento stesso. Le vetrine rotte, i poliziotti feriti, l’entità dei danni: tutto questo cancella centomila ragazzi che hanno sfilato chiedendo un affitto pagabile e un lavoro che non sia un’elemosina”. Dunque condanna ferma? “Certo. La violenza non danneggia il potere, che anzi ci guadagna un alibi: per questo bisogna costruire piazze capaci di proteggersi”.
Il fronte progressista, da punto di riferimento delle manifestazioni, avrebbe potuto fare di più per prevenire il putiferio? “La piazza ha la responsabilità di organizzarsi e di non offrire copertura a chi spacca. L’ordine pubblico però resta un dovere dello Stato, e non si può appaltare ai manifestanti”. La destra sostiene che la scusa degli infiltrati non regge più. “Gli infiltrati e gli agenti provocatori sono esistiti davvero, e non lo dico per fare dietrologia: ricordiamo le molotov portate dentro la Diaz a Genova, accertate dalle sentenze. Ma non basta a spiegare quello che vediamo oggi, e io non parlo di infiltrati, non lo uso come spiegazione”.
E’ un buon punto di partenza: possiamo provare a fare un appello bipartisan? Chi delinque non può avere spazio nello stato di diritto. E se chi delinque – come in questo caso sta emergendo – ha anche un background migratorio, non è razzismo o islamofobia prenderne le distanze. “Chi commette un reato ne risponde penalmente: è un fondamento del contratto sociale”, afferma Vendola. “Ma sappiamo che la responsabilità penale è individuale. Proprio per questo è grave trasformare un fascicolo personale in un giudizio su un’intera comunità. E poi questi ragazzi sono italiani in tutto tranne che nei documenti, per colpa di una legge sulla cittadinanza che la destra ha istruito e la sinistra non ha avuto il coraggio di cambiare. Si punisca il reato, non l’origine di chi infrange le regole”. Senza dubbio. Al contempo, negare una correlazione che c’è e si vede sempre di più – si guardi alla Francia –, non fa che prestare il fianco alla narrativa dell’estrema destra. “La Francia arriva a questo punto di rottura dopo decenni in cui la Repubblica ha promesso uguaglianza e nelle banlieue ha mandato soprattutto pattuglie. Ogni rivolta, dal 2005 in poi, è stata archiviata come problema di ordine pubblico, e ogni volta il conto è cresciuto: Mélenchon è l’unico che ci mette la faccia, sta tra questi giovani in piazza, li ascolta”. Niente da fare: il mito della gauche non vacilla. “Sarebbe meschino pensare di chiudere solo col pugno di ferro questa complessa partita che una giovane generazione europea ha ingaggiato con le sue classi dirigenti e contro le proprie gabbie sociali”. Ma a Limoges hanno bruciato il municipio. Milano è stata presa a sprangate. “Gli autori di queste violenze sono spesso ragazzini di quindici anni: una società che li chiama ‘mele marce’ ha già rinunciato a loro. La vera domanda è: dove li isoliamo, questi giovani? Se li isoliamo dentro un carcere minorile, li ritroveremo peggiori. Se li isoliamo dentro una scuola aperta, un campo sportivo, un laboratorio, forse li abbiamo strappati alla strada”.
E’ una terapia auspicabile. Ma se per un paziente malato – e oggi le città europee lo sono – si antepone la terapia di lungo periodo all’operazione d’urgenza, il paziente muore. E nel frattempo ci si ritrova con sindaci sceriffi. O generali a Palazzo Chigi. “Lo sceriffo non è una risposta, è per metà un analgesico e per metà un eccitante. Cioè un diversivo pericoloso: promette ordine e consegna solo controllo”. Eppure gli elettori si spostano a destra: possiamo dire, almeno, che la sinistra ha commesso un grave errore di calcolo a trascurare il dibattito sulla sicurezza? “Per me è un errore negare la paura delle persone, non accorgersi che la solitudine e la vecchiaia e la disabilità e la povertà sono divenuti moltiplicatori di fragilità e incubatori di paura. Ma l’errore vero è stato rincorrere la destra sul suo terreno, quello dell’illusione securitaria, non rilanciando il valore del garantismo anche contro i veleni del razzismo. Sarò antico, anzi anacronistico: e tuttavia non smetto di credere che la sicurezza sia anzitutto un diritto sociale”. Da ristabilire, fatti alla mano.
