Politica
L'editoriale dell'elefantino •
L’idillio all’italiana di genitori e prof uniti nella lotta dei ragazzi
Il potere resta fuori. Il quadro è il solito, in una società e in uno stato in cui tutto è pedagogia, tutto è sentimento e cuore. L’estrema civilizzazione peninsulare, almeno, è superiore ai barbarismi gallici
18 OTT 26

Genitori e insegnanti con gli studenti in lotta. Ha un suo incanto, l’idillio. Armonia, serenità, mescolanza delle idee e dei comportamenti, reciproca difesa e tutela. Che meraviglia. Che consolazione. Il potere, cioè la polizia, questori, prefetti, presidenti, agenti in divisa: tutti fuori dall’idillio, tutti consegnati al loro ruolo arcigno, espressioni dello stato, dell’autorità, della proprietà privata in potenziale pericolo, tutori dell’ordine, questo idolo o fantoccio fatto di ghiaccio, incomprensione, privo di emozioni, di verità e di amore.
A memoria, non era ancora mai successo, in Italia. Certo non succede in Francia, paese che per sua fortuna e disdetta mantiene un fondo barbarico, decapitò il re, e visto che c’era anche la regina e in sequenza i decapitatori giacobini, paese in cui genitori e insegnanti magari sono dalla parte degli studenti, ma se manifestano lo fanno con i loro cortei, con i loro sindacati, le loro parole d’ordine, i loro eventuali atti di disordine, la loro specifica vocazione alla ghigliottina.
Un sistema politico e istituzionale privo di autorità e una scuola che coltiva forme nemmeno troppo sottili di anarchia libertaria sono gli ingredienti di questo abbraccio universale che toglie ai ragazzi anche il piacere di distinguersi, per lo meno in strada, per lo meno in gruppo, per lo meno al seguito delle bandiere dell’adolescenza ideologica e politica, prima tra tutte quella pericolosissima e incongrua e onnipresente della Palestina libera.
Sono un po’ come quelle folle di turisti quando eccede il ritardo nei voli dagli aeroporti delle vacanze, sono “protetti” e eventualmente, come si dice, “riprotetti”, la lotta sgomitante per un posticino alle Maldive o in Grecia si fa con il rimborso e le tutele significative del supercordone difensivo organizzato da papà e mamma, dalla nonna e dal prof. o dalla profia. Poi si dicono antagonisti. E non si parla di quei simpatici briganti di Askatasuna, si parla proprio di loro, degli studenti francesizzanti extra centri sociali, solidali con i cassonetti bruciati nei boulevard e la tarte tatin del bistrot dell’angolo, volenterosi nemici del fascismo all’italiana, che è il governo di una giovane donna, una Ducia, europeista e più liberale che altro, e di un ministro dell’Interno che ha l’allure del prefetto e i modi del solito gentiluomo trasformista in senso buono, che sa come vanno le cose, sa come va la vita politica, e sta lì di guardia a un’idea dell’ordine pubblico così diversa da quella caricatura minacciosa che fu in voga all’epoca dell’ineffabile Salvini, un ordine possibilmente senza pasticci e senza non si dica il morto, come predicano gli scollacciati giornalacci della destra più becera, ma nemmeno il ferito tra i piccini e i loro babbi e prof.
Il quadro è il solito, non è male, e tutto andrà bene, non c’è da dubitarne, speriamo che nessuno esageri, e le forze di interposizione dell’Onu genitoriale e dell’Unesco docente facciano fino in fondo la loro parte in una società e in uno stato in cui tutto è connessione, tutto è pedagogia, tutto è sentimento e cuore. La fortuna di una estrema civilizzazione peninsulare è incomparabilmente superiore ai barbarismi gallici.
Ferrara, Giuliano. Nato a Roma il 7 gennaio del ’52 da genitori iscritti al partito comunista dal ’42, partigiani combattenti senza orgogli luciferini né retoriche combattentistiche. Famiglia di tradizioni liberali per parte di padre, il nonno Mario era un noto avvocato e pubblicista (editorialista del Mondo di Mario Pannunzio e del Corriere della Sera) che difese gli antifascisti davanti al Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato.
