Cosa può fare il Pd per non deve diventare il “generico dei Cinque Stelle”. Ci scrive Sensi (Pd)

"Il Partito Democratico è e resterà questa cosa qui, magari poco Pedro, poco sexy: l’amico astemio che ti riporta a casa dopo la notte brava in discoteca", dice il senatore dem

20 OTT 26
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Foto ANSA

Caro Direttore, una frase, un rigo appena, a partire dalla pregevole riflessione di Andrea Graziosi sulla linea del Partito Democratico (chissà poi se, nell’epoca degli algoritmi, esista ancora la linea) e sulla sua natura. Non entro sulla fisiologia del mio partito e sull’eterna crisi della sinistra, sia che vinca, sia che perda, ora pare secondo Graziosi che si porti meno quella riformista (già, ma Carney? E Mette Frederiksen? Glucksmann?).
Il punto mi sembra sia quello delle dosi di populismo immesse nel sistema, dunque dello streit tra si vince al centro o a sinistra. C’è Trump, dicono i miei, perciò tocca a Mamdani, o Aoc, o Sánchez (che, però, avoja se riarma, come fa Burnham, slava Ukraini). Il nuovo galateo impone che si faccia, ma senza dirlo, o dicendo il suo contrario poker face. In genere ci cascano, almeno per un po’. Vedi la truffa dell’italico riarmo, alla Galeazzo Musolesi, imposta dallo spin doctor dei Cinque Stelle: se vedete esercitazioni militari nei condomini o fabbriche che stantuffano archibugi, sapete di chi è la colpa, della Nato, of course.
Fammi dire una cosa per fatto personale, Direttore. Naturalmente di tutto questo guaio planetario, alla fine di chi è la colpa? Ma dei riformisti del Pd, come ti sbagli. I quali, avendo avuto la sciagurata idea di fare la loro battaglie dentro il Pd e non fuori, nelle leggendarie praterie, se le prendono tutte: da chi ha lasciato, da chi sta dentro in maggioranza, dalla destra, perfino da Graziosi che dice, ma perché poi riformisti? Ma che riforme avete mai fatto? Addirittura i “meno capaci di vedere la nuova realtà in cui viviamo”. Nemo propheta, e infatti in una trentina abbiamo alzato la nostra delega l’altro giorno in Assemblea, non facillimo – credetemi – nel giorno dell’Incoronazione. Ma il riformismo è metodo, Professore, e non un curriculum o una lista della spesa, l’idea che le cose si cambiano un po’ alla volta, per quanto si può, e magari lo si fa insieme. Talvolta con coraggio, come alla Nuvola.
Non siamo – ancora – il generico dei Cinque Stelle. Il Partito Democratico è e resterà questa cosa qui, magari poco Pedro, poco sexy: l’amico astemio che ti riporta a casa dopo la notte brava in discoteca. Cordiali saluti.
Filippo Sensi
senatore Pd