Politica
il commento •
Isolare i violenti. Giustificarli è criminale. Un appello a tutti i partiti
Comprendere il disagio non può voler dire giustificare chi usa la violenza. Perché servirebbe stabilire un confine e abbassare i toni del confronto

Ancora scontri ieri a Milano. Qui, il saccheggio di un negozio (foto Massimo Alberico/LaPresse)
Cercare di comprendere è saggio. Lasciare spazio alla giustificazione è criminale. E’ da questa distinzione che vorrei partisse la riflessione di tutta la politica sulle violenze nei cortei di Milano, Bologna, Torino. Saltare sulle auto della polizia e dei carabinieri, rompere vetrine, aggredire gli agenti significa compiere atti criminali. La ragione per cui si è scesi in piazza non può diventare un alibi per chi decide di mettere a rischio la vita degli altri.
Mi rivolgo a chi governa, a chi sta all’opposizione, a chi guida un partito e a chi prende la parola davanti a una piazza. Chiedo a ciascuno di misurare le proprie parole anche sulle conseguenze che possono produrre. Una classe dirigente ha il dovere di ascoltare il disagio, riconoscere le tensioni, comprendere le ragioni di una protesta. Ma proprio questo lavoro richiede la capacità di stabilire un confine. Quando la contestazione diventa aggressione, quel confine è stato superato e deve essere indicato senza esitazioni. Mi rifiuto di identificare i giovani con chi devasta. Lo considero un torto fatto a un’intera generazione e un regalo a chi cerca, dentro quella generazione, una copertura per la propria violenza. Ci sono ragazzi che hanno idee, rivendicazioni, rabbia, speranze e il pieno diritto di portarle nello spazio pubblico.
Difendere questo diritto significa impedire che qualcuno se ne impadronisca per trasformare una manifestazione in guerriglia urbana. Chi aggredisce un agente danneggia anche chi gli cammina accanto pacificamente e vede la propria voce cancellata dalle immagini degli scontri.
Per questo considero pericolosa ogni indulgenza verso la violenza quando arriva da una parte della politica. E’ proprio in quel momento che si misura la serietà di una condanna. Prendere le distanze dagli avversari è facile. Chiedere conto delle proprie azioni a chi dice di condividere le nostre battaglie richiede responsabilità. Vorrei sentire la stessa fermezza da tutti, qualunque sia la bandiera esibita da chi colpisce. La sicurezza di una persona in divisa non può dipendere dalle simpatie che suscita la causa invocata dal suo aggressore.
Dietro quella divisa c’è una persona. C’è qualcuno che esce di casa per svolgere un servizio e ha il diritto di tornarci. Vorrei che questo pensiero accompagnasse chi commenta un corteo prima di formulare distinguo, cercare attenuanti o distribuire responsabilità generiche. Comprendere il contesto serve a prevenire altre violenze. Usarlo per rendere accettabile un’aggressione significa lasciare più solo chi la subisce e incoraggiare chi pensa di poterla ripetere. In questa ambiguità la politica perde la propria funzione e lascia spazio a chi vuole imporre la forza.
La solidarietà alle Forze dell’ordine è necessaria, ma chiedo che abbia un seguito nei comportamenti. Abbassare i toni significa assumersi la responsabilità del linguaggio, evitare di descrivere ogni confronto come una guerra e ogni avversario come un nemico da abbattere. Significa anche intervenire quando, nei propri ambienti, si alimenta l’odio. Nessuno può controllare ogni gesto di chi lo ascolta. Ciascuno può però decidere se contribuire a isolare i violenti oppure lasciare loro uno spazio di legittimazione. E’ una scelta che riguarda tutti i partiti, ogni giorno.
Chiedo alla politica di tornare a esercitare questa responsabilità con convinzione. Garantire che si possa manifestare liberamente e garantire l’incolumità di chi presidia una piazza sono doveri che si tengono insieme. Voglio che un giovane possa protestare senza ritrovarsi ostaggio di chi cerca lo scontro, che un cittadino possa attraversare la propria città senza paura, che un agente possa fare il suo lavoro senza diventare un bersaglio. Difendere queste libertà richiede chiarezza. Cercare di capire è il compito di una classe dirigente. Offrire una giustificazione a chi usa la violenza è abdicare a quel compito.
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Gianfranco Paglia, tenente colonnello dell’Esercito e Medaglia d’oro al valor militare