“I pm si difendano, ma anche i politici hanno i conti in rosso”. Parla Gianfranco Rotondi

Anche gli aumenti retributivi dei parlamentari sono bloccati da anni. "Chi fa politica in prima linea e la fa con passione, e non ruba, ci rimette". Intervista al deputato ed ex ministro
19 OTT 26
Ultimo aggiornamento: 16:42
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Un maxi risarcimento ai magistrati. E ai politici invece? “Gli adeguamenti retributivi per i parlamentari sono sospesi da decenni. I deputati hanno tutti il conto in rosso, e non perché sono degli sciuponi”. Gianfranco Rotondi, deputato e fra gli ultimi esemplari di democristiani, parla al Foglio dopo l’ennesima tensione tra governo e magistratura. Al centro di tutto, la mancata disponibilità della premier Giorgia Meloni a firmare il Dpcm che dovrebbe sbloccare gli aumenti retributivi delle toghe da circa un miliardo di euro, così come deciso da alcune sentenze del Consiglio di stato. Chiusura a cui l’Associazione nazionale magistrati ha risposto minacciando la possibilità di fare ricorso. “Se difendono i loro diritti fanno bene”, dice Rotondi, che da buon democristiano non parteggia per nessuno. “Fa bene anche il governo a difendere il suo punto di vista e il punto di equilibrio di cassa”. A guadagnare meno del previsto, però, ci sono anche i parlamentari. Nel 2006, l’importo mensile dell’indennità parlamentare è stato ridotto da 12 mila a poco più di 11 mila e 700 euro lordi, per poi arrivare a poco più di 10 mila euro nel 2012. Nel 2007 è stata approvata dall’Ufficio di presidenza della Camera, guidato dall’allora presidente della Camera Fausto Bertinotti (di Rifondazione comunista), la prima sospensione per cinque anni degli adeguamenti retributivi delle indennità dei parlamentari. Misura prorogata poi senza soluzione di continuità, da ultimo, fino a tutto il 2026.
“Lo stipendio dei deputati era collegato allo stipendio del primo presidente di Corte di Cassazione. Se cresceva uno cresceva anche l’altro”, spiega Rotondi. “Dopo Tangentopoli la nave di Montecitorio ha fatto l’inchino alla toga, e stabilito che non si attua più questo automatismo, lo si è sospeso. Una scelta – prosegue – dettata un po’ dalla voglia di compiacere la propaganda antipolitica, e un po’ dall’adesione alla vulgata che il magistrato svolge forse una funzione sociale più utile alla società del deputato. Un’adesione implicita alle teorie antiparlamentari e anticasta”.
Il tema, secondo il deputato, è di pura filosofia politica. “Il deputato va pagato come classe dirigente o come un lavoratore più fortunato che fa un giro nelle Camere con qualche gratificazione? E’ un tema che può interessare le università, i simposi di scienze politiche, ma in Parlamento non ci arriverà mai, mi creda”. In sostanza, sintetizza Rotondi, oggi “chi fa politica in prima linea e la fa con passione, e non ruba, ci rimette. Io – aggiunge – ho fatto sempre politica per passione e degli aspetti finanziari non me ne è mai importato niente. Ma se guarda l’elenco delle mie proprietà quando sono tornato in Parlamento nel 2001 e quando sono diventato ministro nel 2008 e poi vede le mie proprietà di adesso, capisce quanto ci ho rimesso con la politica”. I parlamentari di prima nomina, sottolinea, “si sentono ricchi per i primi tre mesi. Ma poi alla fine i deputati hanno tutti il conto in rosso, e non sono tutti sciuponi. La politica costa”.
E lei Rotondi, autore di un libro che si chiama appunto “Meglio la casta”, non crede sarebbe il caso di chiedere un adeguamento anche per i parlamentari? “Che le debbo dire, è una battaglia persa – risponde – . Se venisse davvero fatta, tutti i giornali, Foglio escluso, metterebbero la fotografia di chi la fa dicendo che la casta vuole aumentarsi lo stipendio. Alla vigilia del voto chi potrebbe mai mettere la faccia su una cosa del genere? Ormai – prosegue, con un filo di amarezza – da quando la politica ha abolito l’immunità parlamentare nel ‘94 è stato tutto un venire giù. Della politica ha stracciato la toga, rimangono brandelli in mano agli impiegati di partito”. Ormai, dice ancora il deputato, “la politica è stata criminalizzata. Si è creato un clima troppo agguerrito contro qualunque cosa che sia costo della politica, dal finanziamento pubblico dei partiti a quello dei giornali politici, poi lo stipendio dei deputati, rimborsi. E’ tutto vietato, è tutto peccato. Le ripeto, è una battaglia persa”. Da qui, una provocatoria proposta che affonda le radici alla tarda Repubblica romana. “Io sono per la gratuità del mandato parlamentare. Del resto oggi senza rendercene conto stiamo tornando all’epoca degli Ottimati (i nobili aristocratici che influenzavano la vita politica dell’antica Roma, ndr) , con persone che godono di un giorno alla settimana di vita parlamentare senza avere nulla. Finirà così – ne è sicuro il deputato –. E infatti oggi sono sempre di più i ricchi che entrano in politica”.