Salto nel voto. Legge elettorale fatta, ok. Ma quando si vota? Modesta proposta: lo decida il popolo

Se aspettiamo che il governo decida quando andare a votare, rischiamo di non saperlo mai, allora decidiamolo noi. Fatemi sapere, che ci organizziamo
14 OTT 26
Immagine di Salto nel voto. Legge elettorale fatta, ok. Ma quando si vota? Modesta proposta: lo decida il popolo

Foto Ansa

Ora che abbiamo la nuova legge elettorale (che piaccia o no) il passo successivo è applicarla, cioè andare a votare. Già, ma quando? Come la morte: sappiamo che succederà, ma non sappiamo né il giorno né l’ora; l’unica differenza è che fra morire e andare a votare, è preferibile la prima. In Italia, alle politiche, si vota ogni cinque anni; ma l’anno è un concetto astratto, o comunque ambiguo e suscettibile di interpretazioni: c’è l’anno solare, l’anno scolastico... In teoria, si dovrebbe votare a settembre; ma fu già una iattura farlo cinque anni fa, perseverare in questo errore sarebbe diabolicissimo. Anche perché vorrebbe dire per la seconda volta consecutiva fare (ma soprattutto, lato nostro, subire) la campagna elettorale d’estate; e già fu insopportabile nel 2022, figuriamoci l’estate prossima, che sarà ancora più calda di quella a malapena conclusa.
Ma chi li regge quaranta gradi con Vannacci che le spara sempre più grosse e Meloni che strilla, o Conte e Schlein che come programma di governo avranno solo bere molta acqua e non uscire nelle ore più calde? Ma poi a settembre è tardi, non solo è troppo a ridosso della legge finanziaria ma riaprono anche le scuole, che fai le riapri per richiuderle in quanto sede di seggio? Inoltre a settembre fa ancora caldo e le scuole non sono climatizzate, si rischia una strage di anziani in coda ai seggi. Toccherebbe votare prima, ma prima per l’appunto è estate piena, e peggio della campagna elettorale ci stanno solo i risultati delle elezioni: riceverli quando uno è già stremato e accaldato sarebbe un vero colpo di grazia. Bisognerebbe allora votare prima ancora, ma è primavera: le uniche belle giornate che ci rimangano per stare all’aperto, visto che d’estate d’ora in avanti dovremo starcene barricati con l’aria condizionata in ambienti ben coibentati. Chi ha voglia di passare l’unica domenica di sole tollerabile chiuso dentro una cabina elettorale? A marzo invece è Pasqua: già il Papa si è sottoposto a un intervento, non gli darei anche questo dolore rovinandogli la festa a cui la Chiesa tiene di più. A febbraio c’è il Festival di Sanremo, e le due elezioni vanno tenute distanti o si rischia la confusione, tipo Stefano De Martino che va a Palazzo Chigi e Giorgia Meloni all’Eurovision. Il popolo italiano a febbraio è chiamato al televoto, e non può fare due cose contemporaneamente.
A gennaio la gente non esce, figuriamoci se lo fa per andare a votare. Prima però c’è il Natale, neanche a proporlo – per quanto, i fuorisede tornerebbero a casa per le feste, e a quel punto già che ci sono… La verità è che se aspettiamo che il governo decida quando andare a votare, rischiamo di non saperlo mai: tipo che un bel giorno così di botto ci suona sul telefono l’It-Alert e ci dicono di presentarci tutti subito ai seggi, che si vota. Ma perché non decidiamo noi? In fondo questo sono le elezioni: il momento in cui il popolo decide. Cominciamo a farlo dalla data: diciamo noi al Viminale “allora, noi si viene a votare questo giorno qui, a quest’ora; mi fai trovare schede e matite?”. Forza, fuori le agende, incrociamo i calendari; voi quando potreste? Ve la butto lì: ma domenica questa, voi avreste da fare? Io ho un matrimonio ma nel pomeriggio, non mi posso fermare ma una scappata al seggio la mattina la posso fare tranquillamente… Fatemi sapere, che ci organizziamo.