Ucraina, programma e primarie: Conte e Schlein sono ai minimi termini

La segretaria del Pd e il leader M5s restano divisi su Kyiv, tempi delle primarie e il modo di scrivere il programma. Dietro alle promesse di accelerare la costruzione dell'alleanza anti-Meloni, crescono diffidenze e tensioni che rendono difficile trovare una sintesi

13 OTT 26
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Elly Schlein e Giuseppe Conte - foto LaPresse

Quando i dirigenti del Partito democratico sentono la loro segretaria Elly Schlein spiegare (e ormai lo fa piuttosto spesso) che un non meglio identificato establishment non la vuole al governo e lavora invece per le larghe intese a cui lei è contrarissima, si mettono le mani nei capelli. Temono infatti che quelle affermazioni vengano interpretate come un attacco al colle più alto. "Tra tutti i guai che abbiamo ci manca solo che ci mettiamo in urto con il Quirinale", è il commento che corre di bocca in bocca tra i big dem, sopratutto tra quelli che una qualche consuetudine con quel palazzo ce l'hanno.
Come è abbondantemente noto, i rapporti tra Elly Schlein e Giuseppe Conte sono ridotti ai minimi termini. I due calcano le scene della politica insieme, si parlano sui palchi, ma la comunicazione tra la segretaria del Partito democratico e il leader del Movimento 5 stelle è ridotta all'osso. Anche nella chat che i leader del campo largo hanno in comune sono più le volte che Schlein e Conte si limitano a comunicazioni di servizio o che scambiano opinioni con Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni piuttosto che tra di loro.
Ultimamente poi l'ex premier è arrabbiato con la segretaria del Pd che ha smentito il senso del colloquio avuto con lui due settimane fa. Conte aveva raccontato di aver proposto a Schlein di provare la strada del terzo nome per evitare che le primarie diventino uno scontro fratricida. Lei però ha smentito questa versione dei fatti. Ora è vero che il leader del Movimento 5 stelle non ha fatto un nome in quel colloquio. Ma è anche vero che in quell'occasione aveva spiegato a Schlein di riflettere bene sull'opportunità di andare alle primarie: "Elly, pensiamoci, abbiamo una grande responsabilità". Insomma, non aveva dato un nome e un cognome preciso ma è chiaro che la strada indicata era quella del terzo nome. Quella smentita pubblica, apparsa su qualche giornale, non è piaciuta affatto al leader del Movimento 5 stelle che ha visto l'uscita di Schlein come uno sgarbo diretto a lui.
Sul palco del manifestival, al Palladium, nel quartiere rosso di Garbatella, i leader del campo largo (ma loro si offendono se la coalizione del centrosinistra viene definita così) hanno lasciato intendere che c'è un'accelerazione nella costruzione della grande alleanza contro Giorgio Meloni. In due settimane si fa il programma, in una notte si risolve la questione dell'Ucraina, hanno assicurato dal palco. Ma le cose non stanno affatto così. Elly Schlein e Giuseppe Conte non sono d'accordo sul metodo del programma. La segretaria del Pd vorrebbe qualche agile paginetta in cui non si approfondiscano le tematiche, come la guerra in Ucraina, su cui c'è una forte divergenza interna. Il leader del Movimento 5 stelle, al contrario, vorrebbe un programma stringente, che non permetta a nessuno di tirarsi indietro perché è convinto che i suoi elettori non accetterebbero niente di meno.
Anche la data delle primarie fa litigare i leader. Se fosse per Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, i gazebo non verrebbero nemmeno montati. Se fosse per Giuseppe Conte, le primarie si farebbero entro l'anno per dare il tempo al popolo dei 5 stelle di abituarsi all'idea di questa alleanza. Se fosse invece per Elly Schlein, le consultazioni tra gli elettori del centrosinistra si terrebbero solo dopo le decisioni della Corte costituzionale sulla legge elettorale voluta da Giorgia Meloni. Insomma, grande è la confusione sotto il cielo, la situazione, però, è tutt'altro che eccellente.