Rinnovabili, gli ecologisti e il campo largo: il nodo dell’indipendenza. La lettera

Botta e risposta con gli ecologisti che rivendicano gli impegni ottenuti dai partiti del centrosinistra sulla transizione energetica. Al centro della disputa i dati sulle rinnovabili e il confine tra competenza scientifica e militanza politica

13 OTT 26
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Al direttore – L'articolo di Luciano Capone apparso su Il Foglio del 10 ottobre con il titolo “Ambientalisti a metà” racconta una storia che non corrisponde ai fatti. La tesi è che i 120 scienziati e ricercatori che in maggio avevano scritto al Campo largo per denunciare i ritardi sulle rinnovabili, dopo un giro di incontri durato qualche mese, si sarebbero in qualche modo “ripensati”, accontentandosi di un bicchiere mezzo pieno e rinunciando alla loro funzione critica. E' una ricostruzione comoda per il giornale, ma non regge alla verifica di ciò che è realmente accaduto.
La lettera dei 120 non chiedeva ai partiti di dichiararsi colpevoli. Chiedeva quattro cose concrete: superare la logica del muro contro muro, avviare un lavoro serio di formazione per amministratori e dirigenti, aprire un dialogo con chi investe nelle rinnovabili, e abbandonare il “no” a priori che in diverse regioni governate dal centro-sinistra stava bloccando impianti già autorizzati. Gli incontri con Avs, +Europa, Pd e M5s non sono la smentita di quella richiesta: sono esattamente il modo in cui quella richiesta si verifica. Se il Campo largo avesse risposto con un rifiuto, l'articolo avrebbe avuto senso. Il fatto che abbia risposto, e che in alcuni casi abbia prodotto impegni verificabili, è la conferma che la lettera aveva colto nel segno.
L'articolo, però, non menziona mai gli esiti di quegli incontri. Non dice che con il Pd è stato costruito un tavolo di confronto permanente, con esperti che affiancheranno il partito nella formazione degli amministratori locali. Non dice che Schlein ha confermato che la transizione energetica sarà al centro della campagna elettorale, né che ha riconosciuto i ritardi delle regioni a guida Pd. Non dice che l'incontro con il M5s del 7 ottobre si è chiuso con l'avvio di una collaborazione permanente, con aperture su grandi impianti, sul no a nuove reti gas e sull'idea di un fondo pubblico con garanzie statali. Non dice che +Europa, con le parole di Riccardo Magi, ha parlato di “contraddizione profonda” e di “cortocircuito da risolvere”, confermando esattamente la tesi degli scienziati. Tutto questo non entra nell'articolo, perché non serve alla tesi che l'autore vuole sostenere.
C'è poi la questione dei dati. L'articolo scrive che il governo Meloni ha installato più rinnovabili di chiunque altro, a un ritmo di circa 7 GW all'anno, il quadruplo rispetto alla media del periodo 2019-2022. Il dato numerico è in parte vero, ma viene usato in modo fuorviante. Quei 7 GW annui non sono il frutto di una politica industriale del governo Meloni: sono in larga misura l'effetto del Superbonus e del Fer X Transitorio, strumenti ereditati o comunque non ostacolati dall'esecutivo precedente. E soprattutto, l'Italia sta rallentando: nei primi sei mesi del 2026 ha aggiunto solo 3,4 GW, mentre per centrare gli obiettivi del Pniec al 2030 servirebbe superare i 10 GW all'anno. Usare il dato del 2023-2024 per dipingere un governo virtuoso, senza dire che il ritmo sta calando proprio ora, è un modo di raccontare i fatti che non aiuta il lettore a capire.
Lo stesso vale per il caso Sardegna. L'articolo lo cita come prova del fatto che gli scienziati si sarebbero piegati alla presidente Todde. In realtà i dati Terna sono inequivocabili: la Sardegna è la regione con il maggiore scostamento dal target, con un deficit che l'articolo stesso quantifica in 461 MW, e con nuove installazioni sostanzialmente ferme. Il fatto che una delegazione di scienziati sia andata a Roma per incontrare Conte, Costa e la stessa Todde non significa che ne condivida le scelte. Significa che sta facendo il suo mestiere: portare i dati, chiedere conto delle contraddizioni, mettere per iscritto gli impegni. Se il giornalista avesse seguito l'intero percorso, saprebbe che in quell'incontro la delegazione ha osservato che i tre impianti non connessi citati da Todde sono una parte minima del problema, e che il nodo vero resta la politica regionale sulle aree idonee e sulle autorizzazioni.
Infine, c'è il modo in cui l'articolo tratta le persone. I firmatari vengono definiti “ricercatori ‘indipendenti' ambientalisti”, con le virgolette a insinuare che l'indipendenza sia una finzione. Tra loro ci sono Vincenzo Balzani, professore emerito di Chimica all'Università di Bologna; Nicola Armaroli, direttore di ricerca al Cnr; Riccardo Valentini, membro dell'Ipcc. Non sono attivisti di parte: sono scienziati che da anni pubblicano su questi temi e che hanno accettato di esporsi in prima persona. L'articolo non contesta i loro dati, non entra nel merito delle loro argomentazioni, non cita una sola delle loro pubblicazioni. Si limita a etichettarli. E' un modo di fare giornalismo che non aiuta nessuno, nemmeno il lettore de Il Foglio.
La verità è che gli scienziati non si sono ripensati. Hanno fatto esattamente quello che avevano annunciato: hanno incontrato i partiti del Campo largo, hanno chiesto impegni concreti, hanno verificato le risposte, hanno messo per iscritto ciò che è stato detto e ciò che resta da fare. Il tour di incontri non è la prova della loro resa: è la prova della loro coerenza. Chi scrive il contrario, forse, non ha letto fino in fondo il documento che sta criticando.
Enrico Gagliano, Per Energia per l'Italia
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Risponde Luciano Capone
La richiesta di precisazione è piena di imprecisioni. Lei scrive che l'appello chiedeva cose “concrete” e quindi, siccome il problema sono le leggi regionali che bloccano l'installazione delle rinnovabili, si presume che qualcosa di concreto sia una modifica legislativa. E invece no, la concretezza rispetto alla transizione ecologica – per i 120 appellanti – si manifesta in “superare la logica muro contro muro” (cosa vuol dire concretamente?), aprire un “tavolo di confronto permanente” (che non si nega mai a nessuno) e avviare “un lavoro serio di formazione per amministratori e dirigenti” (una sorta di corso di recupero per deficit formativo). Di concreto, mi pare che non ci sia proprio nulla. Ma questa è appunto un'opinione.
Sui dati, la replica mi pare abbastanza debole. Rispetto al fatto che il governo Meloni abbia installato più rinnovabili di tutti, con una media di circa 7 GW annui (il quadruplo rispetto al periodo 2019-2022), lei scrive che “il dato numerico è in parte vero, ma viene usato in modo furoviante”. Il dato è vero e basta. Non “in parte”, anche perché non si spiega in quale parte sarebbe falso. Né è fuorviante. Anzi, falsa è la sua spiegazione che attribuisce l'installazione di 7 GW di rinnovabili nel 2025 (siamo agli stessi tassi nel 2026) al Superbonus, che è stato di fatto chiuso due anni prima. Conta peraltro poco se l'aumento di rinnovabili sia dovuto a misure precedenti, visto che ciò che si imputa al governo Meloni è di “bloccare” le rinnovabili: questa accusa, per quanto lei stesso afferma, è evidentemente falsa. Non è neppure “in parte vero” che sia in corso un rallentamento: è falso. Secondo i dati che lei stesso riporta, nel primo semestre 2026 sono stati installati 3,4 GW, che sono circa il 10 per cento in più rispetto ai 3,1 GW del primo semestre 2025. Se si prendono gli ultimi dati Terna disponibili, quelli relativi ad agosto, si vede che il trend di crescita è addirittura aumentato con circa 4,6 GW nei primi otto mesi del 2026 rispetto a 4 GW nel 2025 (+15 per cento). Il ritmo quindi non sta affatto calando: sta salendo.
Peraltro, se c'è un ritardo rispetto agli obiettivi del Pniec (cosa che al momento non c'è, visto che dai dati Terna l'Italia è avanti di 666 MW rispetto al cronoprogramma), una grande responsabilità è di quattro regioni governate dal centrosinistra che insieme accumulano un deficit di circa 1,5 GW. Quanto alla Sardegna, il deficit è di 649 MW (e non come scrive lei 461 MW, quello semmai era il dato a gennaio) e rispetto a questo problema – dal comunicato congiunto di ecologisti e M5s – non è emerso alcun impegno concreto a cambiare la legge e a sbloccare le rinnovabili. Anzi, dopo l'incontro con Conte e Todde, uno dei firmatari dell'appello, Mauro Romanelli di Ecolobby ha dichiarato – secondo quanto riportato dalla Staffetta Quotidiana – che quando la Todde ha rivendicato il parere favorevole per tre impianti di rinnovabili “noi non le abbiamo fatto notare, per non passare allo scontro, che sono 3 su 31”. Pertanto non neppure vero, come lei afferma, che avrei detto che voi appellanti ambientalisti si sareste accontentati del bicchiere mezzo pieno: ho scritto che in questo caso, per voi, “il bicchiere va bene anche al 90 per cento vuoto”.
Perché questo è il punto fondamentale, e arriviamo alla questione della “indipendenza”. Non c'è alcun giudizio personale o sulle credenziali dei firmatari, ma il vostro appello trasuda tutto tranne che “indipendenza”. Innanzitutto perché il perimetro politico è determinato dai destinatari della missiva: solo i leader del Campo largo (Schlein, Conte, Fratoianni, Bonelli, Magi e Renzi). Escludete qualsiasi confronto con gli altri attori politici, di centro e di centrodestra. Ma se l'obiettivo fosse davvero la transizione energetica, a prescindere alle appartenenze politiche, non si comprende perché mai gli “studiosi indipendenti” non abbiano alcuna intenzione di confrontarsi con le forze politiche di centrodestra che governano il paese e 13 regioni.
Al contrario di ciò che diceva Deng Xiaoping, sembra che vi interessi di più il colore del gatto rispetto al fatto che sia capace o meno di catturare i topi. In secondo luogo, la partigianeria politica è rivendicata nelle prime righe della lettera ai leader del Campo largo: “Guardiamo con interesse e speranza alla creazione di una coalizione alternativa all'attuale governo”. L'operazione è quella di aiutare il centrosinistra a elaborare il programma elettorale per vincere contro la Meloni. L'obiettivo è chiaro e legittimo, ma l'indipendenza c'entra davvero poco.
P.s.: visto che siamo in vena di correzioni, ne approfitto per indicare una falsità contenuta nell'appello, proprio nell'incipit. “Cari Segretari, Cara Segretaria, siamo cittadini, studiosi e attivisti indipendenti. Non apparteniamo a schieramenti politici”, c'è scritto. Ma tra i firmatari, al netto di ex politici tutti eletti nei partiti di centrosinistra, c'è Lorenzo Fioramonti che è l'attuale Responsabile nazionale delle Politiche economiche e industriali dei Verdi: ha sottoscritto una lettera, da “studioso indipendente”, inviata al suo segretario di partito Angelo Bonelli. E' questa l'“indipendenza” che rivendicate? A me sembra un'altra cosa.