Gli ecologisti che accusavano il campo largo di bloccare le rinnovabili ci hanno già ripensato

Gli scienziati hanno fatto tappa alla sede del M5s per parlare con Conte e Todde. Gli avranno fatto una ramanzina, dato che la Sardegna è la regione in valore assoluto peggiore d’Italia rispetto ai target Pniec? Macché

10 OTT 26
Ultimo aggiornamento: 07:42
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Per il gruppo di 120 studiosi, attivisti e ricercatori “indipendenti” ambientalisti la crisi climatica è la più grande minaccia del mondo, ma il loro mondo politico è molto più ristretto: non si azzardano a superare le colonne d’Ercole del centrosinistra. Così, nei giorni scorsi, hanno concluso il giro del campo largo in 40 giorni: dopo aver incontrato ad agosto Elly Schlein, poi Italia viva e Più Europa, gli ecologisti hanno fatto l’ultima tappa presso la sede del M5s per parlare con Giuseppe Conte. Questo tour è partito dopo una lettera aperta inviata a fine maggio ai leader del centrosinistra per prendere di petto le contraddizioni rispetto alla transizione energetica: tante parole ma pochi fatti. Sui giornali si lanciano slogan a favore delle fonti pulite ma poi a livello regionale si blocca tutto. I firmatari, che all’inizio erano 75 e poi sono diventati 120, pur dichiarando la loro aperta ostilità al governo di destra di Giorgia Meloni, volevano prendere la questione di petto: “Non possiamo non notare come il campo largo sia alla guida di regioni che risultano decisamente indietro nel cronoprogramma del Pniec”. Insomma, la sinistra a livello locale è il principale ostacolo all’installazione delle rinnovabili, in particolare la Sardegna che – scrivevano nell’appello – si è resa “protagonista di una vera e propria crociata contro le rinnovabili e contro il governo Meloni, reo, secondo le incredibili posizioni del governo regionale, di proporne addirittura troppe”. La giunta progressista Todde è addirittura, per questi attivisti ecologisti, peggio della Meloni.
Siccome all’incontro con il M5s, oltre a Giuseppe Conte, c’era pure la presidente della regione Sardegna, sicuramente i rigorosi studiosi “indipendenti” le avranno fatto una bella ramanzina. O, quantomeno, saranno riusciti a ottenere un’inversione di marcia rispetto alla politica di blocco totale delle rinnovabili. Macché. Va tutto a meraviglia: “Oggi è stato fatto un importante passo avanti anche grazie ai dati forniti dalla stessa presidente Todde, che hanno chiarito alcuni aspetti critici emersi nel dibattito dei mesi scorsi”, recita il comunicato congiunto di M5s e studiosi-attivisti. All’improvviso sono state superate tutte “le divergenze e gli equivoci degli ultimi mesi”. La presidente della Sardegna, ad esempio, ha affermato che lei ha espresso parere favorevole in Consiglio dei ministri a ben tre progetti di impianti rinnovabili. Gli scienziati-attivisti hanno evitato di ribattere che, però, i progetti bloccati erano 31 (nel frattempo divenuti 32): non si accontentano neppure del bicchiere mezzo pieno, ma se davanti ci sono i politici del campo largo il bicchiere va bene anche al 90 per cento vuoto.
I numeri, d’altronde, non mentono. Il governo Meloni è quello che ha installato più rinnovabili, a un ritmo di circa 7 GW annui negli ultimi anni, il quadruplo rispetto alla media 2019-2022 (1,7 GW). Secondo il report di Terna, ad agosto l’Italia nel suo complesso è in regola con il target del Pniec: anzi, è leggermente avanti, con 666 MW installati in più rispetto alla tabella di marcia. Ma questo risultato è gravato dall’enorme ritardo delle regioni governate dal centrosinistra che, rispetto ai target del burden sharing, sono in deficit di 1.358 MW. E solo la Sardegna, la regione in valore assoluto peggiore d’Italia, ha un deficit di 649 MW. Ma per il gruppo dei 120 quando si tratta di Todde non contano i numeri ma, come si diceva in un vecchio spot, basta la parola. Magari, a garanzia di questo patto, qualcuno di questi ricercatori “indipendenti” troverà un posto nelle prossime liste elettorali del campo largo. Forse non verranno installate pale eoliche in Sardegna, ma qualche ambientalista in Parlamento magari sì.