Politica
A Palazzo chigi •
I gradini di Meloni. Scrive ancora alla Ue e attende le Midterm. Il timore di smottamenti in Lega sullo scostamento
"Toglietemi il rialzo". L'uscita della premier ad Assolombarda rivela il bisogno del governo: meno è meglio. Oggi in Aula possibile contesa tra gli "scostati" e gli "smottati". La lettera firmata insieme a Merz, per chiedere risposte sull’energia
13 OTT 26

La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, sul palco dell'Assemblea di Assolombarda - foto Ansa
“Toglietemi il rialzo”. E se fosse questo “meno”, il più di Meloni, il predellino che fa elevare abbassando? Ha ripreso a scrivere lettere insieme a Merz, per chiedere risposte sull’energia, e dicono che stia immaginando come sarebbe bella un’America con Trump “dimezzato” alle Midterm. Se chiedete a FdI cosa pensa di una possibile sconfitta del bifolco, vi sentirete rispondere: “Magari”. La simpatica scena dell’Assolombarda, a Milano, il rifiuto di Meloni del rialzo, “mi avete forse sottovalutata”, rivela questo suo bisogno: meno è meglio. Oggi si vota lo scostamento di bilancio e sarà ancora una prova d’amore.
E’ la prima volta che si vota dopo la legge elettorale e sarà interessante osservare se la famiglia del centrodestra resterà ancora compatta o se la Lega, che è un partito senza segretario (Salvini si è formalmente dimesso per andare a congresso) inizierà a smottare. Ci sono gli scostati, i deputati che si turano il naso per arrivare alla pensione, ma ci sono anche gli smottati della Lega, quelli che da ora in avanti si guardano intorno, sognano l’isola di Vannacci, la Calipso con la Decima. Servono 201 voti e sulla carta gli assenti della Lega sono due. Le vedette di FdI che guardavano dall’alto dell’emiciclo, durante il voto sul Melonellum, si sono accorte che i leghisti votavano con lo stesso entusiasmo che si ha quando si va dal dentista. La legge è passata e adesso i seggi più ambiti sono quelli da capolista. Se FdI non li può offrire, se Forza Italia è già tormentata dalla disputa a tre Tajani-Zangrillo e Occhiuto, dove possono andare a finire i voti dei leghisti malmostosi? Il serbatoio è sempre Vannacci.
In uno degli ultimi video anche Fabrizio Corona, almeno dalle cicche che getta sul web, lascia capire che potrebbe finire insieme al Generale feccia, Jonghi Lavarini e Lubamba, tutti insieme come un carro del Pride. Futuro nazionale voterà oggi contro lo scostamento e proverà a sedurre. Stanno girando questi numeri. Vannacci ha 15 seggi da capolista certi, più dei deputati che ha caricato, e sono i vannacciani a dirvi: “Abbiamo la lista di chi vuole passare con noi”. Vi dicono anche che è Vannacci che fa selezione e vi dicono anche che senza di loro non si vince. Mercoledì, Meloni sarà in Aula, in vista del Consiglio europeo e potrebbe rispondere a quel Paromonov, l’ambasciatore russo, che suona la tromba, ci spiega: “C’è un’Italia e una parte d’opposizione che non vuole la guerra con noi”.
Sta tornando la paura di restare con la borsa dell’acqua calda e c’è chi vuole prendere il gas russo. Vedrete si ripeterà, come l’anno scorso, il terrore di restare al freddo tanto che anche il presidente di Confindustria, Orsini, è del parere che “non ci può essere ideologia sull’energia”. E’ uno dei motivi che spingono Meloni a chiedere, con il cancelliere tedesco, e il premier belga, Bart De Wever (questo gruppo che ora si fa chiamare “amici della competitività”) meno oneri, più flessibilità. Ha risposto uno dei tanti commissari Ue, questa volta quello della Giustizia, e dichiarato, come al solito, “che la flessibilità è già prevista”. E anche Giorgetti ha replicato, durante l’audizione in Commissione Bilancio, come da tempo gli viene facile: “Chiediamo il riconoscimento di una flessibilità coerente con il contesto che stiamo vivendo, da utilizzare in modo selettivo e responsabile”. Chi lo dice che non ci riescano a farsi concedere ancora flessibilità? Magari non tutta, ma un gradino.
