"Forza Italia non deve avere paura delle primarie". Parla Cattaneo (FI)

Sia all’interno del partito, sia per determinare il candidato di centrodestra nei capoluoghi al voto come Milano, "le primarie possono essere l’opzione giusta, alle giuste condizioni", dice il deputato forzista. "Tajani? Ha fatto un richiamo generico, sulle forme allargate di partecipazione"

13 OTT 26
Ultimo aggiornamento: 17:01
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Alessandro Cattaneo - foto Ansa

La parola primarie, in area Forza Italia, non è più un tabù. Da Roma a Milano. Dal vicepremier Antonio Tajani a Matteo Perego, candidato in pectore del partito nel capoluogo lombardo. "Sono riflessioni che condivido", dice al Foglio Alessandro Cattaneo, deputato forzista che già qualche mese fa aveva ipotizzato un percorso in questa direzione. "Attenzione però: Tajani – intervistato dal Fatto quotidiano, ndr – ha parlato più precisamente di forme allargate di partecipazione. Credo che stia ben interpretando il clima del momento, la giusta strada da intraprendere. Siamo prossimi alle elezioni politiche: per noi saranno le prime senza il presidente Berlusconi. Ci sarà bisogno dell'appoggio di tutti. Più riusciamo ad allargare la base del consenso e a coinvolgere le intelligenze fuori e dentro il partito, più valorizzeremo il nostro lavoro. Penso anche ai dipartimenti interni", di cui Cattaneo è responsabile nazionale, "che rappresentano un ambito di propulsione sul territorio. In ogni caso, credo che il richiamo del segretario sia più generico che rivolto alle primarie in sé".
Terminologia a parte, il messaggio di Tajani è mettersi in gioco: accettare il confronto, per poi rilanciare la leadership interna di Forza Italia. "A ridosso delle elezioni è sempre bene avere prudenza, anche a proposito dei congressi", puntualizza Cattaneo. "Ci sono appuntamenti importanti in vista: dobbiamo trovare dei punti di unità e di equilibrio tra la classe dirigente. Poi, su quale sia lo strumento migliore in questo senso, parliamone pure. Ma non si temano le primarie. Nel 2012 furono deflagranti e innovative: di quel periodo ho ancora una foto con Giorgia Meloni, quando si faceva la raccolta firme nel PdL". Alla fine non se ne fece più nulla, e il Cav. riprese la guida. "C'è stagione e stagione. Oggi dico che abbiamo ancora un anno di governo, e un partito da rinnovare nel solco di Berlusconi ma senza la sua leadership. Ci vuole senso di responsabilità".
A Milano invece Perego è stato più esplicito. "E lo capisco. Le primarie possono essere l'opzione giusta, ma bisogna intendersi: o diventano un metodo, o caso per caso non può funzionare". Cioè? "Non è che possono valere soltanto a Milano, mentre poi a Napoli o a Torino si sceglie per altre vie. Su Milano comunque mi espongo: oggi vedrei bene un tridente, Perego interpreta il miglior candidato e può essere ben coadiuvato da Lupi e Sardone". Gli altri due nomi caldi per guidare il centrodestra, tra Noi moderati e Lega: da vedere se condividono l'analisi di Cattaneo. "Bisogna agire con cautela, arrivarci insieme. Perché può anche succedere che le primarie possano rischiare di dividere anziché unire. Ad ogni modo resto tranquillo: la forza della nostra coalizione è sempre stata saper trovare le persone giuste, in sintesi con il lavoro della classe dirigente".
Ultima battuta. "Attenzione a non confondere la consultazione interna con le vere elezioni: il Pd spesso ha puntato sulle primarie e poi ha perso. O anche viceversa: Gentiloni a Roma arrivò terzo e guardate dov'è oggi. Dunque bene il dialogo e le forme di apertura. Ma con giudizio, con giudizio".