No tax area, diritti: Tajani prova a fare l’Occhiuto per blindarsi

Il vicepremier vuole gli sgravi per i giovani in legge di Bilancio: una delle proposte della minoranza. Ed è pronto a rilanciare anche diritti civili e cittadinanza. L'ennesimo avvertimento ai "disertori"

13 OTT 26
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Ha radunato i suoi nella sede di San Lorenzo in Lucina, Antonio Tajani, per stilare le “priorità” di Forza Italia nella prossima legge di Bilancio. Un incontro propedeutico al vertice di maggioranza che si terrà oggi a Palazzo Chigi con la premier Giorgia Meloni e gli alleati. In cui si inizieranno a scremare le prime proposte portate al tavolo. In realtà gli azzurri il menu l’avevano già discusso a Milano, all’evento “L’ottimismo della volontà”, sotto l’egida dello stesso vicepremier e della capogruppo al Senato Stefania Craxi. E’ in quella sede che Tajani s’è appropriato della “no tax area” per gli under 35, una delle proposte su cui sta molto insistendo, nelle ultime settimane, il presidente della Calabria Roberto Occhiuto. Che sul punto è tornato a battere anche durante la Festa del Foglio a Firenze. Tra le altre priorità individuate dai forzisti l’abolizione del bollo sulla prima auto (estendendo l’applicazione già adottata un mese da) e l’abbassamento dell’Irpef al 33 per cento fino a 60 mila euro.
Non sono segnali casuali, forse. Perché, sempre a Milano, Tajani è tornato a “redarguire” la minoranza interna, dicendo che “io do la linea del partito e la linea non cambia. Per chi non si riconosce ci sono i congressi”. Un ulteriore avvertimento ai “disertori” (altra definizione tajanea) che a dire del segretario non fanno altro che spargere malumori su di lui e sulla gestione del partito. E però, parallelamente, Tajani oltre a rivendicare misure che erano state avanzate dall’ala di Zangrillo, Occhiuto e Mulè, ha voluto aggiungere, sempre in seno all’appuntamento meneghino, che Forza Italia resta “il partito dei diritti”. Altra strizzatina d’occhio verso chi, governatore della Calabria in primis, in queste settimane ha rivendicato un partito meno timido su matrimoni egualitari, fine vita e sulla cittadinanza. Al punto che ci si aspetta che FI riesca a portare questi temi al tavolo di coalizione che dovrà scrivere il prossimo programma di governo. Sempre che pure quest’appuntamento non diventi un’ulteriore occasione per sottolineare la primazia del segretario, visto che nelle ultime ore ha preso piede l’idea di organizzare delle consultazioni interne proprio per definire il percorso programmatico in previsione del voto. Un modo, dicono a mezza bocca gli scontenti, per “aggirare il congresso nazionale” che i Berlusconi hanno già detto non vogliono prima del voto. Sono considerazioni che prendono piede in giorni particolarmente faticosi nei rapporti con la Lega di Matteo Salvini, con cui le distanze sono sempre più forti: dalla scelta del candidato a Milano (Tajani ha già mandato in campo il sottosegretario Matteo Perego di Cremnago) alla manovra, con gli azzurri che hanno chiuso nuovamente a qualsiasi ipotesi di tasse sugli extraprofitti, di banche e non solo. Quasi che il “rumore dei nemici” possa almeno compattare un partito sempre più sfrangiato al suo interno. Ancora ieri, infatti, il ministro Zangrillo è tornato a insistere sulla necessità di una “leadership diffusa”. Anche se sugli apprezzamenti a Renzi è sembrato smarcarsi da Occhiuto: “E’ molto diverso da quando era al 40 per cento”.