Amato promuove lo Stabilicum: "Per me può funzionare"

L'ex premier e presidente della Consulta intervistato alla festa dell'Ottimismo a Firenze: "L'unica cosa che può meritare censura è la questione delle firme per collegio, che da 1.500 sono diventate 6 mila. E' un dispetto a qualcuno, ai margini dell'irragionevolezza"


10 OTT 26
Ultimo aggiornamento: 15:07
"Molti miei colleghi costituzionalisti fanno con questa legge elettorale l'antico gioco che faceva il Pci: 'Tutto ciò che non mi piace è incostituzionale'. Ma non è vero",   ha detto Giuliano Amato, ex presidente del Consiglio ed ex presidente della Corte costituzionale, intervistato da Maurizio Crippa alla Festa dell'Ottimismo del Foglio. "Sento dire: 'il premio di maggioranza è al Senato, deve andare alle singole regioni mentre qui è previsto differentemente'. Ma io mi auguro che la Corte costituzionale arrivi finalmente a dire che questo è non sense. Perché o diciamo che il premio di maggioranza è inammissibile, ma nessuno l'ha detto. Anzi. La Corte ha detto che è ammissibile. Ma se lo è, diventa inammissibile che lo si usi in modo tale da non generare la stessa maggioranza nelle due camere".
Sempre sulla costituzionalità della nuova legge elettorale, ha spiegato: "L'indicazione del premier, che non è neanche nella scheda, è un'indicazione politica, suvvia. Come quella che danno i capi gruppo consultati dal presidente della Repubblica dopo le elezioni, il quale dovrà scegliere la persona che gli indicano. Se c'è una cosa che può meritare censura è la questione delle firme per collegio, che da 1.500 sono diventate 6 mila. E' un dispetto a qualcuno, ai margini dell'irragionevolezza. Per il resto è una legge elettorale che potrà funzionare".
Sul recente Nobel appena vinto da Navi Pillay, si è detto favorevole: "Tutto posso fare fuorché essere contrario al Nobel per la Pace a una giurista che io conosco, che presidente una commissione internazionale contro la pena di morte di cui anche io faccio parte. E vi posso confermare che il Nobel non l'ha avuto solo per l'indagine su Gaza, ma per una vita spesa per i diritti umani a difesa della Pace". Poi sul conflitto ha aggiunto: "Io non sono tra quelli che userebbero mai il termine genocidio per ciò che è accaduto a Gaza. Userei termini che evocano meno la storia dell'ebraismo, ma indicano uno sprezzo per la vita umana dei bambini. Spero che Nethanyau sia sostituito presto: Israele è una grande realtà democratica che ha perso i suoi connotati a causa di questo personaggio".
Rispetto agli estremismi in Europa, Amato si è detto preoccupato: "Abbiamo un grande problema in Francia e Germania, dove aleggiano le destre estreme. Va riconosciuto che invece il centrodestra italiano si è spostato verso il 'mainstream' europeo. Quell'estremismo di destra che in altri paesi rischia di prendere la maggioranza, come in Francia, o va verso il 30 per cento come in Germania, in Italia si riduce al generale Vannacci. Il centrodestra italiano si è distanziato da quelle posizioni estreme così tanto da lasciare uno spazio che qualcun altro ha fortunatamente occupato, creando così una distinzione chiara". Per l'ex premier, "sull'Ucraina l'Europa non potrà cambiare posizione, e magari troverà nell'Italia un punto di riferimento. Schlein e Meloni sono entrambe d'accordo sull'Ucraina? Basta non farglielo notare, sennò troveranno il modo di non esserlo".
Infine, parlando della crisi politica in Francia, Amato ha detto: "Il paese vive da decenni sotto il rischio di un'estrema destra che la famiglia Le pen, soprattutto la figlia, ha saputo far crescere negli anni sfruttando, prima che in altri paesi, i sentimenti di scontentezza, irritazione ed estraneazione. Che poi sono gli stessi che hanno creata la maggioranza Maga negli Stati Uniti e hanno alimentato le altre destre populiste europee". Poi ha aggiunto: "La Francia ha sempre avuto leaderships capaci di costruire un 'arco repubblicano', mettendo tutti gli altri partiti insieme. Oggi sembra non ci sia più: è questo il problema". E sulle possibilità di arginare Marine Le Pen ha concluso: "La capacità di Melenchon e dei socialisti di non trovare un accordo è insuperabile, unita all'incapacità del centro di creare un contesto nel quale potrebbero partecipare. Forse Philippe, si dice, potrebbe riuscirci, forse è l'ultima speranza. Ma se non ci riesce la Francia avrà il primo presidente di destra estrema".