Politica
l'editoriale del direttore •
La stabilità non passa da un premio ma dalla capacità di fare i conti con le ambiguità. Paletti per le coalizioni
Nessuno lo ammetterà, ma la legge elettorale che scandalizza molti piace anche a chi la contesta. Il premio di maggioranza pesa, la capacità di governare le ipocrisie ancora di più
9 OTT 26

Nessuno lo ammetterà, come capita spesso in questi casi, ma la verità è che la legge elettorale che scandalizza molti, quella approvata ieri in via definitiva alla Camera, piace anche a chi la contesta. Piace al centrosinistra, perché permette di avere un eventuale premio con cui poter governare, in caso di vittoria. Piace a Elly Schlein, perché le permette di blindarsi prima delle elezioni. Piace a Giuseppe Conte, perché gli offre una buona scusa per chiedere le primarie. Non dispiace, probabilmente, a Carlo Calenda, almeno in parte, perché offre al centro uno spazio per muoversi superiore a quello che vi sarebbe stato con la vecchia legge elettorale. Una legge elettorale fatta a pochi mesi dalle elezioni ha sempre caratteristiche che la rendono simile a un pasticcio, del tutto evitabile, e ha ragione chi dice che c’è una componente di ridicolaggine difficile da negare nel vedere maggioranze che cambiano le leggi elettorali a pochi mesi dal voto per paura di perdere le elezioni. Ma la nuova legge elettorale costringe a fare i conti con una parola con cui ormai abbiamo una certa familiarità: quali sono le condizioni necessarie per avere più stabilità? Avere un premio di maggioranza per la lista o coalizione più votata che raggiunge almeno il 42 per cento sia alla Camera sia al Senato aiuta.
Avere una coalizione costretta a definire il suo perimetro (scandalo), il suo programma (scandalo), il suo candidato premier (scandalo) consente di fare chiarezza e la chiarezza è una condizione necessaria per provare ad avere un futuro stabile (e si capisce che questo piaccia meno alle coalizioni). Ma l’esperienza di questi anni ci dice che l’algoritmo magico della stabilità, in Italia, non è legato a una formula matematica, a un’asticella da superare, a un premio da far scattare. La stabilità arriva, prima di tutto, da altri fattori. Arriva dalla volontà di fare scelte forti, non timide, in politica estera. Arriva dalla volontà di prendere decisioni non demagogiche, sulla politica di bilancio. Arriva dalla volontà di considerare i movimenti dei mercati non come la spia di un complotto ma come il termometro dell’economia di un paese. Arriva dalla volontà di riconoscere e legittimare una leadership, senza spendere il proprio tempo a cercare un modo per farla fuori. Arriva dalla capacità di essere anche incoerenti con le proprie promesse, sapendo che un conto è ciò che si dice quando si lotta e un altro conto è ciò che si dice quando si governa. Arriva, infine, dall’abilità di giocare con il trasformismo, di fare compromessi, di cambiare idea, di compiere scelte di campo sulle quali ci si può dividere a parole ma non nei fatti. Una legge elettorale può anche aiutare a semplificare qualcosa, a generare, in mezzo a qualche pasticcio, meccanismi virtuosi, come la convocazione di primarie aperte, come la definizione di una coalizione, come un programma condiviso tra alleati, come un incentivo in più a fare chiarezza sugli alleati incompatibili con la propria identità politica, come il generale Vannacci. Ma le elezioni non si vincono con le riforme elettorali, gli Stabilicum non vanno alle urne e la stabilità non nasce da una soglia di sbarramento.
La stabilità nasce da altro. Nasce dalla volontà, sui temi cruciali, di uscire fuori dalla stagione delle ambiguità. E per quanto possano esserci premi di maggioranza invitanti, non ci sarà alcuna coalizione che potrà essere stabile se non avrà la forza di risolvere, e non di aggirare, le ambiguità più importanti: Europa, Ucraina, debito, immigrazione, sicurezza, crescita. La stabilità non passa dallo Stabilicum ma passa dal coraggio delle coalizioni di fare i conti con una soglia di sbarramento che nessuna riforma elettorale potrà aggirare: la realtà, bellezza. Il premio di maggioranza pesa, la capacità di governare le ipocrisie ancora di più.
