Politica
Un criterio per il sindaco: Gaza •
Milano e la “nazizzazione” della politica a sinistra
Paolo Romano ha proposto che nella coalizione di sinistra non ci sia spazio per chi non riconosce il genocidio a Gaza. È la “palestinizzazione” del dibattito pubblico: qualsiasi argomento, per diventare politicamente presentabile, deve passare da Gaza

Foto LaPresse
Milano ha finalmente trovato il criterio per scegliere il prossimo sindaco: Gaza. Eravamo rimasti agli affitti, ai trasporti, alla sicurezza, alle periferie. Roba da amministratori di condominio. Il Di Battista del Pd, Paolo Romano, propone invece che nella coalizione non ci sia spazio per chi non riconosce il genocidio a Gaza. Pierfrancesco Majorino aggiunge che i candidati alle primarie dovrebbero impegnarsi a sospendere il gemellaggio con Tel Aviv. Prima il medio oriente, poi, se avanza tempo, la circonvallazione. E’ la “palestinizzazione” del dibattito pubblico: qualsiasi argomento, per diventare politicamente presentabile, deve passare da Gaza. Il ponte sullo Stretto, una pista ciclabile, l’ascensore di una fermata della metropolitana vicino a Brera.
Puoi avere un progetto, i finanziamenti e perfino una data di consegna: se non citi la Palestina, non sei abbastanza cool e probabilmente nemmeno abbastanza di sinistra. Il capitolato d’appalto ormai richiede una dichiarazione geopolitica.
A Milano, poi, il meccanismo ha una sua utilità. Ha governato Beppe Sala, sostenuto dal centrosinistra. Fare un bilancio significherebbe decidere che cosa rivendicare e che cosa correggere. Magari ammettere che qualcosa l’ha fatta benino e altre cose malino (detesto questi aggettivi ma rendono l’idea pur essendo agghiaccianti) Oppure spiegare perché chi lo ha sostenuto per anni adesso vuole cambiare tutto.
Una discussione faticosa. Gaza permette di saltarla: invece di litigare sull’eredità di Sala, si interroga la municipalità di Tel Aviv.
Majorino chiede che la città si schieri chiaramente contro il massacro. E chi stabilirà se lo avrà fatto abbastanza chiaramente? La direzione del Pd lombardo? Ci sarà una commissione per valutare gli avverbi? Rafforzare la condanna e Ripresentarsi al prossimo congresso.
Intanto immaginiamo un residente di Gratosoglio che provi a chiedere quando passa il tram, come si ottiene una casa popolare, se quella pista ciclabile sia stata progettata bene. Il candidato lo ascolta, annuisce e risponde: “Prima mi dica che cosa pensa del gemellaggio”. Il tram può aspettare. La verifica ideologica ha la precedenza.
Eppure proprio sui trasporti una distinzione sarebbe utile: a una città servono infrastrutture per portare i civili a scuola e al lavoro; Hamas ha investito nei tunnel per la guerra. Ma ricordarlo complicherebbe il rito, introducendo un soggetto che nelle discussioni di certi progressisti compare sempre meno. Meglio tornare al Comune di Milano, purché attraverso la condanna di Gerusalemme.
A questo punto conviene rendere coerente il regolamento delle primarie. Per votare non basterà dichiararsi elettori del centrosinistra. Bisognerà dimostrare di aver visto almeno una volta Naza. Prova obbligatoria: selfie in sala con i titoli di coda e la faccia contrita. Niente sorrisi, niente popcorn nell’inquadratura. Il dolore dev’essere riconoscibile anche in formato tessera.
Ai gazebo, accanto al documento, si esibirà la fotografia. “Ha visto il film?”. “Due volte”. “Bene. Può votare”. Chi invece avesse letto soltanto i programmi verrà invitato a completare la propria formazione politica. Una proiezione e passa la paura.
Naza diventa così la campagna elettorale perfetta: costa al partito meno di un manifesto, fornisce una liturgia comune e risparmia ai candidati l’incombenza di spiegare come intendano governare. Tutti nella stessa sala, tutti con la stessa espressione, tutti uniti fino all’accensione delle luci.
Il problema comincia quando qualcuno domanda quanto costerà un abbonamento Atm, dove costruire le case, come affrontare la sicurezza, che cosa fare delle auto in ztl. Lì servono scelte, soldi e risposte diverse. E il campo largo diventa subito un campo di battaglia.
Perciò avanti con Gaza. Sul prossimo sindaco si può ancora discutere. Sul selfie, finalmente, c’è una linea.