Dilemmi sul programma a destra. L’ala Occhiuto in FI insiste su fine vita, cittadinanza e diritti civili. Ma la Lega non li vuole

Il presidente della Calabria e l'asse "del rinnovamento" interno al partito chiedono di inserire una "svolta liberale" nel prossimo programma elettorale. Ma nel frattempo Salvini rincorre Vannacci e non vuole fornire aperture. Problemi per la coalizione in vista
2 OTT 26
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Si fa un gran parlare del programma elettorale del campo largo. Ma anche a destra s’avverte qualche sinistro presagio di inconciliabilità, guardando alla prossima legislatura. Questi sono i giorni del rilancio di Roberto Occhiuto, presidente della Calabria che dopo la vittoria di Fabio Roscioli alle suppletive ha riacquistato centralità dentro Forza Italia. Ieri ha avuto un confronto “franco” con Tajani (mediato da Gianni Letta). Ha preso a girare l’Italia per presentare il suo libro, rilascia interviste in radio e in tv. E proprio in una di queste, ieri, a “Un Giorno da Pecora”, ha messo sul piatto un tema di cui nei conciliaboli privati dell’ala Occhiuto si dibatte da tempo: far valere le proprie ragioni “liberali” nel prossimo programma elettorale di coalizione. Sul fine vita “vorrei che ci fosse meno timidezza, che non ci fosse la tentazione di lanciare la palla in tribuna”, ha detto il vicesegretario forzista. “Mi auguro che all’inizio della prossima legislatura si possa fare e che una legge del genere sia nel programma del centrodestra per le prossime elezioni”. Un terreno di scontro non da poco perché da FdI hanno ricordato come una legge sul fine vita non fosse “nel programma di governo”. Anche sui diritti civili, sotto spinta delle sensibilità espresse da Marina Berlusconi, l’ambizione di Occhiuto, Zangrillo e degli altri è “fare di più”. Difficile però che la Lega, che farà una campagna rispondendo colpo su colpo a Vannacci, possa acconsentire. Così come su una nuova legge sulla cittadinanza.
E’ passato più di un anno dall’ultima volta in cui il vicepremier Tajani provò a riproporre lo Ius scholae. “Lo voleva anche Fratelli d’Italia”, disse. L’allora capogruppo alla Camera forzista Barelli arrivò a dare degli “ignoranti” ai leghisti che si opponevano alla calendarizzazione in Aula del testo presentato dagli azzurri. La replica? “Riteniamo che la proposta non sia una priorità né per la Lega, né per il governo né per gli italiani”. A quanto ci risulta, la posizione del partito è rimasta lì. Anzi, la tattica ostruzionista si è nel frattempo a suo modo rafforzata. Questo perché, riferiscono fonti leghiste, “è chiaro che soprattutto in campagna elettorale non puoi insistere su un tema su cui Vannacci avrebbe gioco facile ad attaccarci”. Proprio il generalissimo, nel programma di Futuro nazionale, ha elaborato una proposta molto restrittiva per l’ottenimento della cittadinanza: “Venti anni di residenza regolare e continuativa, livello di lingua C1, esami scritti e orali, comportamento onorevole”, ma anche una “dichiarazione formale di accettazione e avvenuta assimilazione alla civiltà greca, romana e cristiana”. Si punta anche a regole molto più ferree sui ricongiungimenti familiari. Col rischio che i decreti flussi elaborati dal governo per permettere l’arrivo in Italia di lavoratori esteri richiesti dall’industria subiscano una battuta d’arresto. Anche sul cosiddetto “gender”, poi, la competizione con Vannacci rischia di interrompere qualsiasi processo di allargamento dei diritti. Cosa di cui si sono convinti anche dentro il partito di Giorgia Meloni. Se, come abbiamo raccontato ieri sul Foglio, da una parte Occhiuto e gli altri puntano a guadagnarsi uno spazio con proposte economiche alla manovra (anche se a uno studio più attento le stime sull’azzeramento dell’Irpef agli under 35 sembrano totalmente sballate: servirebbero miliardi), dall’altra vogliono recuperare quell’agenda “berlusconiana” (anche attraverso 4-5 figure più smart che affianchino Tajani) a cui però gli alleati non vogliono dare spazio. Dilemmi quasi da campo largo.