Stranieri a scuola: il vero problema è il passaporto o l’italiano? Situa sullo scontro della settimana

Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto scuola: alle elementari il limite riguarda chi non è nato in Italia o non ha frequentato almeno due anni di scuola dell’infanzia

27 SET 26
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Foto LaPresse

Il Consiglio dei ministri, lo sapete, ha approvato il decreto scuola che introduce dal 2027-28 un tetto del 30 per cento nelle prime classi per determinati studenti senza cittadinanza italiana: alle elementari il limite riguarda chi non è nato in Italia o non ha frequentato almeno due anni di scuola dell’infanzia; alle medie e alle superiori chi non ha completato con successo almeno tre anni nel sistema scolastico italiano. Il governo ha presentato la misura come uno strumento contro le concentrazioni che ostacolano l’integrazione linguistica e prevede deroghe dove la distribuzione è materialmente impossibile. Le critiche insistono invece su un cortocircuito: se il problema è la conoscenza dell’italiano, perché continuare a utilizzare anche la cittadinanza come criterio? Meloni ha richiamato le circolari emanate quando Mattarella era ministro dell’Istruzione. Mattarella aveva invece ricordato che la scuola deve integrare e impedire la formazione di ghetti. Il vero terreno di confronto però è molto concreto: misurare l’integrazione con la nazionalità o con la capacità di stare dentro la scuola italiana?
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