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Schema Referendum •
Aspettando programma e leader, a sinistra torna “l’allarme democratico”
L'opposizione (larga, fino a Rifondazione comunista) con giuristi, Anpi e società civile si ritrova a Milano contro la legge elettorale. Intanto proseguono le manovre del campo largo. Oggi l'assemblea dei riformisti dem: i segnali di Gori a Schlein
26 SET 26

Aspettando il programma, le primarie e il leader, il campo largo affila le armi e la strategia contro il Melonellum. Torna “l’allarme democratico”, tra ricorsi, piazze e iniziative: l’appuntamento – il primo della serie, dopo la pausa estiva – è a Milano, lunedì. La Costituzione d’altra parte è il miglior collante nel centrosinistra, che sulla legge elettorale riesce a tenere insieme un fronte che va da Italia viva e +Europa a Rifondazione comunista, fino alla società civile: ci saranno tutti al convegno promosso dalla Fondazione Demo, diretta da Gianni Cuperlo, dai giuristi di Costituzione e Democrazia e da Articolo 21. Sarà uno dei principali leitmotiv della campagna elettorale, che ormai è già iniziata. Tanto che a microfoni spenti sono vari gli esponenti del campo largo ad ammettere che l’approvazione del Melonellum fornirebbe ulteriore benzina alla mobilitazione: “Poi ci penserà la Corte costituzionale a smontare la riforma”.
I ricorsi sono quasi pronti e “a ottobre si depositeranno”, ha spiegato il professor Roberto Zaccaria, che coordina il gruppo di esperti impegnati su questo fronte. Ci vorrà poi qualche mese per la risposta della Consulta, anche se nel Pd sperano che possano bastare già 60 giorni. Zaccaria, che punta “a ricreare lo spirito del referendum”, sarà uno protagonisti dell’iniziativa di lunedì dal titolo: “Dalla parte della Costituzione. Contro una legge che cambia gli equilibri costituzionali”. Ricalca la maratona organizzata a Roma a fine giugno. Tra i protagonisti a Milano anche Enrico Grosso, già a capo del comitato per il No alla riforma della giustizia, insieme a giornalisti, all’Arci e all’Anpi. Oltre chiaramente agli esponenti delle forze politiche. Si tratta di uno schema già testato, che va ben oltre i confini del centrosinistra parlamentare e su cui l’opposizione conta anche in vista delle prossime politiche, nel tentativo di allargare la battaglia contro Meloni e il suo governo. Nei prossimi giorni sono in programma altri eventi anche nel resto d’Italia, da nord a sud. Mentre anche Landini dedicherà alla difesa della Costituzione la manifestazione nazionale della Cgil del 17 ottobre.
In questo contesto Riccardo Magi è pronto a organizzare una piazza a Roma per il giorno del voto finale sul Melonellum, dovrebbe essere l’8 ottobre, alla quale potrebbero partecipare tutti gli altri leader del campo largo, come accaduto a luglio in occasione della prima approvazione alla Camera.
Il destino della legge elettorale in ogni caso sarà decisivo anche per chiarire le dinamiche e le prossime mosse del campo largo. Da Conte a Schlein, si spera nei franchi tiratori: del resto a molti, anche a destra, lo Stabilicum non piace mentre Lega e Forza Italia vivono una fase di tensione interna, che potrebbe favorire le imboscate. Il leader del M5s ha chiarito che vorrebbe le primarie anche con il Rosatellum, ma c’è chi spera che questa prospettiva possa essere evitata. Lo ripetono ormai quotidianamente Fratoianni e Bonelli, chiedendo di accelerare sul programma. Due giorni fa anche Conte ha rotto gli indugi, pungendo Schlein: “Siamo pronti, ma non possiamo riunirci da soli”. E ieri la segretaria – dopo aver attaccato Meloni sul decreto scuola – ha risposto a suo modo parlando a “Generazione Ventotene”, l’iniziativa dei giovani dem: “La piattaforma comune c’è già ed è avanzata”. Mentre sul resto, su Kyiv e politica estera, “si troverà un accordo”, ha detto come al solito la segretaria invitando Meloni ad andare a casa. “Ci dica quando si vota”.
Il 2 ottobre il Pd si riunirà in direzione per affinare il proprio programma ma si discuterà anche di primarie. C’è ancora l’ipotesi di una seconda candidatura (Giorgio Gori?), nella minoranza se ne parla con sensibilità diverse. I riformisti s’incontreranno oggi a Prato per l’assemblea nazionale della minoranza e affronteranno anche questo tema, oltre a quelli programmatici (il sostegno a Kyiv prima di tutto). Ma ieri proprio Gori, partecipando alle primarie delle idee di Casa riformista, ha mandato un segnale chiaro al Nazareno: “Il Pd eserciti il suo ruolo di forza principale della coalizione, non facciamoci mettere i piedi in testa”.