Politica
in riserva di idee •
Le unghie di Meloni. Angosciata dal costo della benzina, si ragiona anche sulla leva dell’Iva. Il “no” a Salvini
Il governo ha una priorità: decidere il da farsi in caso di ulteriori aumenti. Intanto, il dl concorrenza è fermo da luglio e il vicepremier continua a chiedere lo scostamento di bilancio che FdI e FI non vogliono

Foto ANSA
Si sta come d’autunno sul deficit le foglie. Può finire così: l’Italia chiede l’attivazione della clausola di salvaguardia per l’energia, la Nec (14 miliardi di euro), l’Europa interpreta in maniera flessibile i numeri dell’Istat e il governo non si scosta dagli obiettivi. Solo Salvini non si è accorto della novità: c’è un’Europa disposta a tendere la mano e una Meloni che tira fuori le unghie (le avete viste da Bruno Vespa?). C’è un’Europa angosciata dai costi della benzina, ormai fuori controllo, e una Meloni che a Palazzo Chigi ragiona su qualsiasi scenario: cosa accade se il prezzo aumenta ancora? Prendetelo come un pensiero, uno di quelli estremi e non condivisi dai tecnici, dagli economisti del Mef, ma se il mondo dovesse esplodere ulteriormente, non resterà che agire sulla leva dell’Iva. Si sta fermando l’automobile, l’Europa, la cassa. Siamo in riserva anche di idee.
Il dl concorrenza è fermo da luglio e non è stato ancora bollinato. La ragione? C’è chi dice perché mancano le coperture e chi assicura: sono solo problemi di natura tecnica. Alla Camera, il giorno dopo la finale persa al novantesimo, la possibile uscita (in anticipo) dalla procedura d’infrazione, siede Giulio Tremonti e si interroga su questo decimale, sulla sapienza che a volte i tecnici sanno usare per frenare gli istinti bestiali della campagna elettorale. Ricorda Tremonti che ai suoi tempi c’era un modo per aggiustare i conti. Si chiamavano “le beferate” (da Attilio Befera, l’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate), ed erano le alchimie che consentivano ai decimali, i piccoli ricci dei bilanci pubblici, di tornare al loro posto. E se quel decimale fosse stato cercato? Tremonti sorride e si limita alla smorfia, a quel pensiero che Giovanni Tria, altro ministro dell’Economia, ha messo in chiaro. A volte un decimale si può rivelare il miglior alleato di chi vuole tenere in ordine i conti. In Italia ci sarebbe un partito di pazzi malinconici, così li chiamava Salvemini, che ancora credono nella pulizia dei bilanci, nella bellezza del parlare. Ne farebbero parte Giorgetti, Freni, Cuperlo (andate a riprendervi il suo ricordo di Guccini pronunciato in Aula) e quel Marattin, segretario del partito Liberaldemocratico, che ricorda a Giorgetti, al question time: “Ministro, guardi che il populismo entra dappertutto”. Si riferisce al taglio dell’Irpef che Giorgetti aveva promesso prima di abolire il bollo (taglio strutturale), prima di questi numeri dell’Istat, il fondaco dove si riparano, per il governo, i nuovi intoccabili. E’ passato un giorno e si sta passando dal “rammarico”, sempre di Giorgetti, all’amaro in bocca (l’espressione è di Francesco Filini, lo stratega di FdI), che domanda: “Cosa succede se l’anno prossimo, come è probabile, l’Istat rivedrà le stime?”. Ve lo diciamo noi: il matematico che fa la valutazione e che impedisce a un paese di uscire dalla procedura di infrazione (in anticipo) può essere punito? Vedrete che sarà una delle prossime battaglie, il chi “sbaglia” i conti, paga. E qui si apre il fronte dell’errore. Le talpe dell’Istat ci dicono che a dirla tutta non sono state calcolate alcune spese di Ferrovie e Anas (pari a sei miliardi) che avrebbero fatto salire il 3,1 al 3,4 per cento, mentre al Mef, con gentilezza, invitano a notare che quei 2,3 miliardi (la causa del decimale) entrano direttamente in un registro che non passa dal Mef. Insomma, non si poteva verificare, o meglio “non potevamo sapere”.
Quello che si sa è che Salvini continua a chiedere lo scostamento di bilancio che Meloni non vuole. Non lo vuole neppure Maurizio Casasco, il responsabile economia di Forza Italia, uomo dall’allegria contagiosa, che spiega al Foglio: “Fare lo scostamento significa fare debito. Che senso ha dopo aver tenuto i conti in ordine? Io sono certo che l’Europa ci darà la flessibilità”. E con il partito di Salvini? Casasco, che è un piccolo genio (da presidente del Torino calcio rilasciava cinque tessere numero uno per accontentare cinque granata che così credevano di essere tutti numero uno) nota che “Salvini, alla fine, di che partito è? E’ del partito di Giorgetti”. Che è del partito contrario allo scostamento, anzi, come suggerisce Giorgetti “dell’interpretazione”. La Nec si può attivare grazie a un’interpretazione dell’Europa. Un po’ come l’Istat che con le sue statistiche interpreta solo che quelle dell’Istat (dice Giorgetti) “hanno un impatto rilevante ai fini delle decisioni di bilancio nazionali in quanto modificano ex post parametri utilizzati nella procedura di sorveglianza fiscale europea”. I funzionari dell’Istat (a proposito, il presidente Francesco Maria Chelli ci dicono essere una persona stimata da Mantovano) diciamo che non sono destinati a vivere momenti felici, ma anche questo conta poco. Lo scostamento si fa o no? Viene in soccorso Marco Osnato, il presidente della Commissione Finanze della Camera, il Quintino Sella di FdI che, come Marchionne (“ma ferie da cosa?”), domanda: “Ma scostamento per fare cosa? No. Non si farà”. In America un gallone di benzina è arrivato a 4,4 dollari, In Italia, in autostrada è già a due euro e mezzo al litro. Più che lo scostamento, servirebbe un pozzo (di San Patrizio).