La scuola di Meloni. Approvato il tetto per gli studenti stranieri (ma con deroghe). E precetta gli alleati sullo Stabilicum

Confermate in consiglio dei ministri le regole annunciate dalla premier a Fenix. Ma sulla redistribuzione degli alunni "decideranno i provveditorati", dice il ministro Valditara. Toni più morbidi (causa Colle)
24 SET 26
Ultimo aggiornamento: 18:48
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“Nessuno vuole cacciare i bambini, tutt’altro. Questo è un provvedimento di buonsenso che favorisce l’integrazione”. Non si reca in conferenza stampa, ma alla festa del Tempo Giorgia Meloni rivendica le misure sulla scuola annunciate nel fine settimana e approvate in Cdm. Il tetto del 30 per cento di studenti stranieri che non parlano la lingua da circolare diventa “norma cogente”, spiega il ministro Valditara. Col governo che però predispone corsi di italiano gratis per le famiglie non italiane. C’è pure il “divieto di mascheramento”.
L’approccio, così come i toni del governo, dopo giorni di tensioni con il Quirinale, sembrano molto più concilianti. Il titolare dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, seduto accanto al vicepremier Matteo Salvini, spiega che saranno i “provveditorati a redistribuire nelle scuole limitrofe gli studenti delle classi che superano il 30 per cento. Qualora non fosse possibile per ragioni di lontananza, si prevede un rafforzamento linguistico”. Questo perché, e qui forse hanno pesato i rilievi del Colle, deve essere salvaguardato il “diritto allo studio”. Ai genitori di alunni stranieri che si rifiutano di frequentare corsi di italiano potranno essere erogate multe da 200 a 1.000 euro. Nel pomeriggio di oggi, prima del Cdm, era circolata anche una bozza contenente una norma sull’allontanamento dei bambini dalle famiglie che non rispettano l’obbligo di frequentare corsi di italiano. “Non potremmo mai fare nulla del genere, non so chi vi dia queste bozze, forse la sinistra”, smentisce Valditara in conferenza stampa. Ma le opposizioni già partono all’attacco: “Il governo vuole separare i bambini dalle famiglie. Altro che famiglia nel bosco”, dice Riccardo Magi. Schlein complessivamente definisce il decreto “una vergogna”. Le multe vengono introdotte anche per le famiglie che faranno indossare ai propri figli burqa, niqab o “qualsiasi altro oggetto atto a mascherarsi”: fino a mille euro. E nel decreto legge (preferito all’ipotesi di un ddl) vengono stanziati dei fondi contro il caro libri (21 milioni di euro). In Cdm viene approvata anche una sospensione del blocco alla circolazione dei motori Euro 5 al nord Italia (“una norma europea che non ha niente di green, semmai di black”, esulta Salvini). Ma anche un’ulteriore norma affinché la Procura nazionale antimafia e antiterrorismo possa esercitare le sue funzioni anche sui minori. Sempre in Cdm, poi, il governo impugna di fronte alla Corte costituzionale la legge dell’Emilia-Romagna sul suicidio medicalmente assistito, in quanto “avrebbe violato alcuni profili di competenza esclusiva dello stato”.
Nella giornata di oggi per alcune ore era circolata l’ipotesi che Meloni potesse intervenire in conferenza stampa, ma la premier sceglie la festa del Tempo, in corso a Roma, per concentrarsi soprattutto sulla strategia da mettere in campo di qui alle prossime settimane, a partire dalla legge di Bilancio: “Posso confermare che vogliamo continuare a tagliare le tasse per tutti e che abbiamo un occhio di riguardo per il ceto medio”. Torna ad attaccare ancora la sinistra, “che proponeva il tetto agli studenti stranieri. Loro le cose le hanno dette, noi le abbiamo fatte. Propongono la patrimoniale e non mi stupiscono le loro critiche”. Conferma la disponibilità a confrontarsi con chi sarà eletto leader del campo largo: “Ma chissà se ci sarà però un leader vero a sinistra”. Mentre ringrazia Calenda per “essere andato oltre gli steccati sul ddl nucleare”. E Vannacci? “Gli italiani hanno già capito qual è il voto utile”. Sullo sfondo della giornata rimangono le polemiche innescate dalla mancata partecipazione di Meloni all’Assemblea generale dell’Onu. “Ma anche altri paesi erano qui senza premier”, la difende Tajani. In Cdm intanto la premier avvisa gli alleati: “Sulla legge elettorale metteremo la fiducia e dovranno essere tutti presenti. Capisco i sottosegretari agli Esteri in missione fuori – avrebbe detto Meloni – ma per gli altri la regola è stare a Roma”.